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Ravenna. Uccide il figlio a coltellate, fuma e poi infierisce con l'ascia

29 ago 2013
Ravenna. Uccide il figlio a coltellate, fuma e poi infierisce con l'ascia
Ravenna. Uccide il figlio a coltellate, fuma e poi infierisce con l'ascia
Prima ha ucciso il figlio a coltellate. Poi ha fumato una sigaretta di fronte al cadavere, quindi è andato a prendere l'ascia custodita nella camera da letto e ha infierito sulla testa del giovane ormai morto. Nell'interrogatorio, andato avanti per circa un'ora e mezza fino all'una della scorsa notte alla presenza del Pm di turno Angela Scorza e dell'avvocato difensore Alessandra Marinelli, ha in buona sostanza ammesso tutto Giuseppe Paolino, il pensionato 72enne che nel tardo pomeriggio di ieri a Sant' Alberto, nel Ravennate, si è consegnato ai carabinieri subito dopo avere ammazzato con vari fendenti il figlio disoccupato Nunzio, 36 anni, al termine dell'ennesima lite domestica per dissapori economici. I due, originari di Torre del Greco (Napoli), condividevano da un paio d'anni un alloggio di una cinquantina di metri quadrati al quarto e ultimo piano di una palazzina popolare di via Nigrisoli, nella prima campagna della frazione romagnola. Dopo l'omicidio il pensionato ha chiamato il 118, ammettendo di avere ucciso il figlio. Quindi ha chiamato l'unica figlia che vive in zona (nella vicina frazione di Savarna) per raccontarle l'accaduto: la ragazza è stata la prima ad arrivare sul posto assieme a un amico e a scoprire il cadavere del fratello, ed è stata poi portata in ambulanza all'ospedale in stato di choc. Il 72enne ha quindi telefonato a uno a uno agli altri figli che vivono tra le province di Napoli e Milano - in tutto altri otto avuti da due mogli, entrambe già morte - per raccontare l'accaduto. Infine è sceso in strada e si è consegnato sanguinante a una pattuglia dei Cc di Savarna, raggiunti poco dopo dai colleghi del Nucleo Operativo. E' in stato di arresto all'ospedale di Ravenna: deve rispondere di omicidio volontario aggravato dalla consanguineità. Un altro omicidio a Sant'Alberto, tuttora irrisolto, era accaduto esattamente 15 anni fa: la vittima, un settantenne agricoltore in pensione della zona, abitava in via Nigrisoli, un paio di civici più avanti rispetto a quello dell'omicidio di ieri.