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Riciclaggio: condannati a 4 anni e 2 mesi Erik Giardi e Massimo Duma

Secondo gli inquirenti avevano occultato e trasferito in Repubblica oltre 4 milioni e 800.000 euro. Disposta, dal Giudice Battaglino, una consistente confisca per equivalente.

23 ott 2019
Riciclaggio: condannati a 4 anni e 2 mesi Erik Giardi e Massimo Duma
Riciclaggio: condannati a 4 anni e 2 mesi Erik Giardi e Massimo Duma

4 anni e 2 mesi di prigionia. E' la condanna, decisa dal Giudice Battaglino, per il sammarinese Erik Giardi, ed il leccese Massimo Duma: contumace, in questo processo. Secondo gli inquirenti avevano occultato, in Repubblica, oltre 4 milioni e 800.000 euro: fondi ritenuti provento di reati societari commessi dal pugliese e da altri soggetti.

Il denaro – questa la tesi accusatoria – veniva trasferito attraverso assegni circolari, che finivano su conti riconducibili a Giardi, dipendente della EffePi: finanziaria poi liquidata. Lo “schema” si sarebbe poi completato con il prelievo in contanti dei fondi e la successiva consegna a Duma. Tutto ciò – a quanto pare - fino al 2008; e questo avrebbe probabilmente comportato la prescrizione del presunto riciclaggio.

Ma nel 2016, a seguito della LCA della finanziaria, l'imputato sammarinese avrebbe chiesto il trasferimento di quanto risultava depositato, su un mandato fiduciario, a favore di Duma, e scattò la segnalazione. L'avvocato di Giardi ha sottolineato come quell'ultima operazione, venne eseguita “nel segno della collaborazione con il Commissario liquidatore”, e che non vi fosse alcun tipo di dolo. Contestata, insomma, la continuazione del reato.

“Giardi – ha sottolineato la Difesa – ha concluso 11 anni fa, questo periodo difficile della vita”. Di diverso avviso la Procura del Fisco, che ha parlato di “piena consapevolezza e coinvolgimento” del sammarinese. Da qui la proposta di una pena di 4 anni e 3 mesi per Giardi, e 5 anni per Duma. La sentenza del Commissario della Legge ha leggermente “limato” le richieste del PF. Severa, tuttavia, la “parte economica”. Disposta infatti la confisca di quanto sequestrato – ovvero circa 350.000 euro -; e la confisca per equivalente di 4 milioni e 460.000 euro. La decisione pare abbia sorpreso la Difesa di Giardi, che aveva richiamato – sul punto – la giurisprudenza applicata di recente nel processo d'appello “Chironi”.