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Roberto Ciavatta e Emanuele Santi rinviati a giudizio

29 nov 2018
Roberto Ciavatta e Emanuele Santi
Roberto Ciavatta e Emanuele Santi
Il consigliere Roberto Ciavatta (Rete) e Emanuele Santi (MDSI) sono stati rinviati a giudizio. A comunicarlo sono gli stessi esponenti in una nota.

"Siamo stati raggiunti", scrivono, "da un decreto di rinvio a giudizio, a firma del Commissario della Legge Alberto Buriani, inerente i fatti avvenuti il 30 maggio scorso, quando durante lo sciopero generale contro la patrimoniale ci siamo recati in Cassa di Risparmio a chiedere spiegazioni circa la decisione di denunciare Elena Tonnini, per alcune sue affermazioni tenute in una serata pubblica in merito all’inchiesta sul “caso titoli”.

Nel comunicato si difendono parlando di "ricostruzioni macchinose ed estremamente forzate" rese al Commissario della Legge dai testimoni e si chiedono se " siano dettate da incomprensione o da una mancanza di serenità nel giudicare chi istituzionalmente si è opposto a decisioni parziali sulla giustizia".

"In quella occasione", prosegue la nota, "abbiamo difeso e difenderemmo ancora oggi una nostra esponente di punta da attacchi intimidatori, ci siamo confrontati aspramente con un presidente che non consideriamo all’altezza". Ciavatta e Santi afffermano di aver fatto politica in quell'occasione tutelando cassa da risparmio da "un uso privatistico" e criticando esclusivamente la scelta dell’"uso del denaro pubblico per difendere posizioni private"

I due politici confermano l'intenzione di tutelarsi e l'intenzione di far emergere pubblicamente la verità sull'accaduto. "Confidiamo nella giustizia e nella verità e auspichiamo che nessuno strumentalizzi il Tribunale per finalità politiche e per cercare di limitare la nostra azione politica al servizio del Paese", conclude la nota.

Da parte sua Cassa di Risparmio in quell'occasione aveva parlato di aggressione verbale nei confronti del Presidente Fabio Zanotti con "plurime e reiterate frasi intimidatorie, con ingiurie scurrili e con espressioni gravemente offensive".

Della questione si è anche dibattuto nella seduta di ieri del Consiglio Grande e Generale.