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75 anni dopo il 26 giugno 1944: il bombardamento di San Marino spiegato da Verter Casali

63 morti, centinaia di feriti, danni ingenti agli edifici e alla ferrovia che per un breve periodo proseguì le corse da Dogana a Città

di Luca Salvatori
26 giu 2019
I Capitani Reggenti alla cerimoniaI Capitani Reggenti alla cerimonia
I Capitani Reggenti alla cerimonia

Il 26 giugno, per San Marino, è una data impressa nella memoria collettiva, per uno degli eventi più luttuosi della sua storia millenaria: il bombardamento degli alleati che provocò decine di vittime, feriti e ingenti danni. Oggi la solenne commemorazione.

Solo pochi fedeli alla Chiesa di Santa Mustiola per la Santa Messa nel 75esimo anniversario del bombardamento del 1944. Ad officiare la funzione Don Marco Mazzanti, Rettore della Basilica del Santo. Presente il Capitano di Castello di San Marino Città Tomaso Rossini. La cerimonia di commemorazione è poi proseguita al Cimitero Mounumentale di Montalbo con i Capitani Reggenti Nicola Selva e Michele Muratori che hanno deposto una corona d'alloro al monumento eretto nel 1961, in memoria delle 63 vittime.

Era un bel lunedì d'estate il 26 giugno del 1944 e dalle 11:03 su San Marino si scatenò l'inferno. In tre ondate – l'ultima alle 12:38 – 41 bombardieri bimotori Marauder e Baltimore, decollati da Termoli, sganciarono su San Marino, da un'altezza di circa 3.500 metri, 263 bombe da 500 e 250 libbre. Fu una strage: almeno 63 morti, 37 sammarinesi e 36 sfollati dal circondario che avevano cercato riparo in Repubblica, perché San Marino era un paese neutrale.

Gli inglesi – spiega lo storico Verter Casalisospettavano San Marino di ospitare un'armeria nazista, con truppe naziste. Il motivo dominante è quello anche se poi sono fiorite altre spiegazioni più folcloristiche, che storiche”. Un'accusa infondata, mai dimostrata, quella degli inglesi che 17 anni dopo, pur non riconoscendo ufficialmente l'errore, versarono alla Repubblica di San Marino, 80mila sterline, quale gesto di “simpatia” per le sofferenze subite dalla popolazione. Un gesto, considerato da sempre, insufficiente dai sammarinesi: “Fino al passaggio del fronte – spiega Casali – ci furono altri episodi violenti con bombe e sparatorie. Complessivamente i morti che San Marino ebbe non furono solo i 63 del bombardamento del 26 giugno, ma almeno 200”.

Tanti morti, ma anche tanti feriti e ingentissimi danni. Nel centro storico di San Marino, dove venne colpito anche Palazzo Valloni, e in varie parti del territorio: case, edifici pubblici, chiese – come quella dei servi di maria a Valdragone. Alla Biblioteca di Stato sono conservate diverse mappe dei bombardamenti, l'ultima donata dall'editore Bruno Ghigi, che all'epoca aveva 22 anni e fu tra i tanti riminesi sfollati sul Titano. I bombardamenti, dopo il 26 giugno, proseguirono, sia pure in maniera molto meno massiccia. Almeno 7 gli episodi documentati fino al 29 agosto.   

Gli anglo-americani, nelle numerose incursioni, culminate nel passaggio del fronte avvenuto nel settembre del 1944, danneggiarono anche la principale infrastruttura di allora, la ferrovia Rimini-San Marino: “Fu danneggiata soprattutto nel tratto da Rimini a Dogana – spiega Casali – mentre il tratto successivo per qualche tempo continuò a funzionare. L'operatività venne definitivamente interrotta successivamente per vari motivi: l'Italia la considerava una ferrovia di seconda serie, di poca importanza, ed era considerato troppo costoso ripristinarla; c'è poi da considerare che a San Marino c'era un governo social-comunista, odiatissimo dall'occidente. Le richieste di ripristinare la ferrovia da parte dei governanti sammarinesi furono pressanti e continue ma del tutto inutili”.