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"È ancora possibile sperare?" Iniziativa a Domagnano sulla guerra in Medio Oriente e le prospettive future

Pro Terra Sancta: "Speranza è coltivare piccoli segnali di bene, le persone che nonostante tutto hanno deciso di amare, di incontrare il nemico e di perdonarlo. Questa è la speranza che vince sulla storia"

di Laura Bonaiuti
11 mar 2026

Il conflitto in Medio Oriente di questo periodo ci pone di fronte a uno scenario di violenza, terrore e mancanza di umanità. Un incontro nella sala Montelupo di Domagnano con il giornalista e responsabile della comunicazione di Pro Terra Sancta, Andrea Avveduto, cerca di fare chiarezza e di dare delle risposte alla confusione e allo smarrimento delle persone.

"È ancora possibile sperare?" Il titolo dell'evento. E sì, secondo Avveduto, una speranza c'è, spesso nascosta, ma fondamentale per immaginare il futuro:

"La speranza non va confusa con l'ottimismo, cioè con l'ingenuo ottimismo che dice che andrà tutto bene. Sappiamo che spesso vincono le logiche del potere, della guerra e della violenza. La speranza però è coltivare quei piccoli segnali di bene, quei piccoli segnali di incontro, le persone che nonostante tutto hanno deciso di amare, di prendersi cura dell'altro, di incontrare il nemico e di perdonarlo. Questa è la speranza che vince sulla storia."

In questa serata si è provato anche a riavvolgere il nastro, a ricostruire le origini di questa guerra, a cui il Papa qualche giorno fa ha fatto riferimento come alla possibilità di una tragedia di proporzioni enormi.

"La guerra ci sarà sempre", continua Avveduto, "dobbiamo fare i conti con questa cosa, ma dare voce alla speranza significa non arrendersi a che la logica della guerra e della distruzione sia l'unica e che possa sopraffare l'animo umano. La speranza c'è, va coltivata e va raccontata. In questo modo anche quando la pace politica arriverà, non so quando, sarà costretta a fare i conti e a guardare questi segni di speranza che piano piano cominciano a cambiare il contesto in cui si trovano".

Nel servizio l'intervista a Andrea Avveduto, giornalista e responsabile della comunicazione di Pro Terra Sancta





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