Il conflitto in Medio Oriente di questo periodo ci pone di fronte a uno scenario di violenza, terrore e mancanza di umanità. Un incontro nella sala Montelupo di Domagnano con il giornalista e responsabile della comunicazione di Pro Terra Sancta, Andrea Avveduto, cerca di fare chiarezza e di dare delle risposte alla confusione e allo smarrimento delle persone.
"È ancora possibile sperare?" Il titolo dell'evento. E sì, secondo Avveduto, una speranza c'è, spesso nascosta, ma fondamentale per immaginare il futuro:
"La speranza non va confusa con l'ottimismo, cioè con l'ingenuo ottimismo che dice che andrà tutto bene. Sappiamo che spesso vincono le logiche del potere, della guerra e della violenza. La speranza però è coltivare quei piccoli segnali di bene, quei piccoli segnali di incontro, le persone che nonostante tutto hanno deciso di amare, di prendersi cura dell'altro, di incontrare il nemico e di perdonarlo. Questa è la speranza che vince sulla storia."
In questa serata si è provato anche a riavvolgere il nastro, a ricostruire le origini di questa guerra, a cui il Papa qualche giorno fa ha fatto riferimento come alla possibilità di una tragedia di proporzioni enormi.
"La guerra ci sarà sempre", continua Avveduto, "dobbiamo fare i conti con questa cosa, ma dare voce alla speranza significa non arrendersi a che la logica della guerra e della distruzione sia l'unica e che possa sopraffare l'animo umano. La speranza c'è, va coltivata e va raccontata. In questo modo anche quando la pace politica arriverà, non so quando, sarà costretta a fare i conti e a guardare questi segni di speranza che piano piano cominciano a cambiare il contesto in cui si trovano".
Nel servizio l'intervista a Andrea Avveduto, giornalista e responsabile della comunicazione di Pro Terra Sancta