LA CITTA' DEI VIVI (è Roma) la lasciano i morti per le conseguenze del caso, prima e dopo, in chi ama e soffre, uccide, continua a sopravvivere... la vita degli altri, appunto. Il regista livornese Gabbriellini preferisce guardare alla vita di Luca (“La città dei vivi”): figlio adottivo amato e giovane fidanzato innamorato, la scuola e le scelte di lavoro prima dell'assassinio, al di là della cronaca nera, della metropoli che delinque (droga, sesso, soldi) e devia nel malessere di morte (la città dei morti). Rovesciamento di prospettiva rispetto al libro di Nicola Lagioia che sceglie la versione del male dentro un bene grande. Il bene sproporzionato è l'affetto infinito dei genitori adottivi e l'amore vero di una donna che sa, in dolcezze e fragilità, dell'amato.