Undici anni di prigionia, tra sofferenze e disumanizzazione in un'opera che è insieme di denuncia storica e omaggio alla forza della dignità umana. Ma quello che lascia Anna nelle sue memorie da Vorkuta è soprattutto un messaggio di speranza.
"C'è il messaggio di una donna giovane – racconta Barbara Grzywacz, figlia di Anna Szysko- Grzywacz - che passa i migliori anni della propria vita in condizioni disumane e che è capace di conservare l'umanità, la sua vivacità e riprendere la vita dopo, quando torna in un Paese quasi libero, ma in un mondo completamente sconosciuto. Lei, nonostante i traumi, riesce a riprendersi, riesce a godere la vita e a conservare questo sguardo positivo verso il mondo. Non ha mai trasmesso a me e a mia sorella l'odio. Lei è mio padre, si sono conosciuti nel lager e si sono sposati dopo il ritorno in Polonia”.
Porta il saluto Aldo Calvani, Direttore di Banca di San Marino, che ha sostenuto l'evento insieme a Guerini e Associati, la Chiesa di San Marino Montefeltro e Memorial Italia, di cui Barbara Grzywacz è rappresentante. In dialogo, con il Console onorario di Polonia a San Marino, Chiara Maria Consorti, c'è Luca Bernardini, curatore del libro che – dice – “ricostruisce anche la storia di un periodo di cui si ha scarsa contezza (è il quarto titolo tradotto in Italiano) mettendo a fuoco l'esperienza dei polacchi prigionieri nei campi di lavoro sovietici”.
“È la questione dello sfruttamento attraverso il lavoro, dell'utilizzo degli avversari politici come forza lavoro, fino al completo sfruttamento, fino all'esaustione delle loro forze. Questa è una testimonianza abbastanza straordinaria di una persona che è riuscita a passarne attraverso, mantenendo intatta la propria natura di persona libera nei confronti di qualunque forma di condizionamento. E' una testimonianza abbastanza eccezionale, perché sono quelle femminili, che sono quelle meno analizzate e meno presenti al pubblico. E devo dire che è stato anche un lavoro interessante da un punto di vista linguistico, perché il testo era in polacco, ma era pieno di espressioni russe che abbiamo deciso di lasciare all'interno della traduzione italiana.
Nel video, le interviste a Barbara Grzywacz, figlia dell'autrice e a Luca Bernardini, curatore del libro e Docente Università degli studi di Milano