Al centro di Transforming Energy c’è l’incontro tra passato e presente, materiale e immateriale, corpo e spirito. L’artista di fama internazionale Marina Abramović, madrina delle performance, fa la storia nel 2026 come la prima artista donna vivente a essere celebrata con una grande mostra alle Gallerie dell’Accademia di Venezia.
La mostra, curata da Shai Baitel, segna l’80esimo compleanno dell’artista e viene inaugurata in concomitanza con la Biennale d’arte. La sua arte innovativa dialoga con i capolavori rinascimentali. Riallestito nella mostra anche Balkan Baroque: è la performance con cui Marina Abramović vinse il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 1997.
I visitatori sono invitati a sperimentare una serie di "Transitory Objects" interattivi, diventando loro stessi - oltre che spettatori - protagonisti della performance. Resistenza, vulnerabilità, trasformazione: sono le tre parole chiave dell’esposizione.
Uno dei momenti culminanti della mostra è la presentazione di Pietà (with Ulay) del 1983 posta in dialogo diretto con la Pietà di Tiziano (ca. 1575-76), l’ultimo capolavoro incompiuto dell’artista, terminato da Palma il Giovane. In comune hanno il ruolo perenne del corpo umano come luogo di sofferenza e insieme di elevazione spirituale. Qui si racchiude il senso stesso di tutta l'arte di Marina Abramović.
Nel video l'intervista a Marina Abramović