L'Acquedotto Felice mediante un'autobotte-megafono che diffonde voci e ricordi dei cittadini sull'acqua potabile tra due secoli. Il quadrante est della Capitale fatto d'archi visibili da lontano descrive un luogo d'emarginazione (malavita, prostituzione, clandestinità e droga) tra campagna e periferia. Risonanze liquidi dell'artista performativo Iginio De Luca dal progetto municipale “Il racconto dell'Acqua” a cura di Adriana Polveroni. Parole e suoni scorrono lungo il tragitto acquatico e sono potabili: da bere (ascoltare col cuore). Casse di risonanza della memoria dei venditori ambulanti di storie (da “Nouvelle Vague” -Truffaut/ Godard) risuonano dalla Casilina vecchia fino a Tor Fiscale. L'acqua sgorga dalle bocche in uno zampillio storico continuo e collettivo di popolo. L'autocisterna itinerante a pagamento dispensa un bene comune fruibile gratuitamente: perché?