Tre leggii. Non serve altro. L'emozione è affidata alla potenza della parola, a storie di disumanità. E' la voce libera di Ute Zimmermann, che per la giornata della memoria con il “Laboratorio Teatrale Stabile VOCI” porta in scena "A km 20. Efferatezza nella vita quotidiana". E sceglie di aprire con la lettura di una poesia scritta da un palestinese. “Avrebbe potuto scriverlo anche un ebreo” - ci spiega. “Inizia così: Se io devo morire tu devi vivere per raccontare la mia storia”.
Teatro come impegno civile, spazio di riflessione, ricordo e denuncia. E' il racconto di crimini e morte nel raggio di 20 km dalla cittadina di Ehingen.
“Io e mia mamma – racconta - stavamo passeggiando nella cittadina dove siamo nate. Mi dice: hanno impiccato lì quel ragazzo polacco. E' quindi nata la mia ricerca che mi ha portato in un raggio di 20 chilometri in tre luoghi: questa cittadina dove hanno impiccato questo ragazzo polacco; nella comunità ebraica vicino a 16 chilometri dove vivevano pacificamente cristiani ed ebrei fino al 33, prima che arrivassero Hitler e la deportazione; il terzo luogo è invece diventato un centro di annientamento per disabili”.
Ute è tedesca e fu uno shock scoprire, a 14 anni la Germania nazista. In quel luogo non si sentiva più a casa: non c'era un pezzo di terra innocente. Oggi usa il teatro per dare una voce a chi non l'ha più.
“Lo sento moltissimo come responsabilità perché sono anche una testimone, perché purtroppo i testimoni anziani spesso ci hanno già lasciati”.