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Chiamati in causa dagli industriali, i sindacati rispondono

2 dic 2010
Chiamati in causa dagli industriali, i sindacati rispondono
Pur condividendo le critiche mosse alla politica, per Enzo Merlini della CSdL le ragioni dell’atteggiamento dell’Anis nell’ultimo anno e mezzo sono tutt’altro che chiare. Si riferisce al tavolo tripartito: “Partecipare dal primo giorno e defilarsi nel momento culminante non è stato affatto coerente. Se parliamo di responsabilità – dice – l’Anis ne ha come e anche più di noi”. Va bene la battaglia per la trasparenza e la necessità di ricucire lo strappo con l’Italia – aggiunge – ma non dimentichiamo che in procinto di firmare l’accordo di cooperazione, nel 2006, l’Anis fu proprio tra quelli che si opposero. Per questo non accettiamo lezioni”. Merlini è comunque d’accordo sul fatto che si debba guardare avanti. Perfettamente in sintonia con Rondelli sulle mancanze della classe politica, è Giorgio Felici della CDLS. Qualche esempio: “La riduzione del 2% della monofase, un provvedimento che non si sa quali risultati porterà; anni di clientelismo che paghiamo tutti; politiche territoriali disastrose. Arzilli – aggiunge – vuole una legge sulla flessibilità? Impensabile che modifiche che riguardano il lavoro non siano stabilite nei contratti”. Apprezzato lo sforzo di Rondelli di avvicinare le posizioni: “Sono convinto – conclude Felici – che ci ritroveremo al tripartito in maniera positiva, perché non abbiamo scelta. Il Paese ha bisogno di accordi”. “Basta con il rimpallo delle colpe – afferma Francesca Busignani dell’USL – è facile criticare senza mai proporre soluzioni. In realtà – fa notare rivolgendosi anche alle altre organizzazioni sindacali - bisognerebbe spogliarsi del passato e mettersi in gioco per creare qualcosa di nuovo e costruttivo. Quando si trova un punto d’incontro, è d’obbligo perseguirlo realmente senza dare spazio a inutili giochi di potere”. La Busignani sposa appieno la proposta degli industriali di abbandonare la monofase per passare al sistema Iva, e sulla questione delle tabelle retributive fissate dall’Anis, sostiene che, per non perdere credibilità, spettasse al Governo, firmatario dell’accordo, di dover imporre l’applicazione del principio Erga Omnes a tutte le categorie. “La legge è uguale per tutti”.