L'analisi sull'andamento demografico a San Marino prosegue con i dati su emigrazione e immigrazione, ovvero su chi ogni anno abbandona la residenza a San Marino per l'esterno e chi da fuori viene sul Titano (Leggi la prima puntata qui.)
Partiamo da questi ultimi. Secondi i dati dell'Upecedes, nel corso degli ultimi vent’anni, l’immigrazione a San Marino è stata piuttosto costante, con una media di 366 nuovi residenti all'anno. Il picco positivo risulta essere il 2013 con 461 nuovi arrivi, mentre l'anno con meno immigrati è il 2018 con 268 arrivi. Complessivamente sono stati registrati 7.322 ingressi.
Interessante osservare le fasce di età di chi arriva sul Titano e come sono cambiate nel tempo. Nel 2004, la fascia 21–40 anni dominava in modo netto, con 216 ingressi su un totale di 378 immigrati. A questa si affiancavano 70 under 20, 66 persone tra i 41 e i 60 anni, e solo 26 over 60. Dieci anni dopo, nel 2014, la fascia 21–40 anni aveva già iniziato a contrarsi, scendendo a 167 unità, mentre crescevano le altre componenti. I più giovani passavano da 70 a 78, i 41–60 da 66 a 98, e gli over 60 da 26 a 29. Sebbene i giovani adulti fossero ancora la componente principale, si osservava una maggiore diversificazione dell’immigrazione per età. Il cambiamento diventa più marcato nel 2023, ultimo anno di cui si hanno questo tipo di dati: i 21–40enni continuano a diminuire, fermandosi a 146 ingressi, mentre la fascia over 60 registra un incremento importante, raggiungendo 65 unità. Nello stesso anno, gli under 20 scendono a 63, segnando per la prima volta un sorpasso numerico da parte dei più anziani.
Evidente l'impatto delle residenze atipiche per pensionati, entrati in vigore nel corso del 2021. Come comunicato all'epoca in Commissione Affari Esteri, i nuovi residenti pensionati sono stati 17 nel 2021, 29 nel 2022 e 58 nel 2023. Il grafico qui sopra mette in evidenza anche che negli anni è in percentuale sempre meno numericamente importante la fascia 21-40 anni. Da una media poco sotto alle 200 unità all'anno nel decennio 2004–2013, si è scesi a 146 immigrati all'anno in media dal 2014 al 2023. La scelta di aprire a questo tipo di immigrazione ha portato un beneficio immediato sul fronte della raccolta bancaria e della domanda immobiliare, ma ha anche impattato sul già sbilanciato equilibrio demografico sammarinese. Ma di questo parleremo nella prossima parte dell'approfondimento.
I dati non indicano la nazionalità ma il paese di provenienza degli immigrati: dal 2014 al 2024 il 78,43% di chi è arrivato sul Titano proveniva dall'Italia (2.949 persone in totale), il 6,1% proveniva dal resto dall'Unione Europea (233 persone) mentre il 15,3% da fuori l'UE. In questo ultimo gruppo, 167 persone in 10 anni sono immigrate dall'Argentina e 45 dagli USA.
Interessante anche osservare la differenza tra maschi e femmine per le diverse fasce d'età.
Tra i più giovani la distribuzione tra maschi e femmine è relativamente equilibrata lungo tutto il periodo. Le differenze annuali sono minime e si compensano nel tempo. Questo equilibrio è coerente con un’immigrazione di tipo familiare, dove i figli maschi e femmine seguono i genitori in proporzioni naturali.
Nella fascia tra i 21 e i 40 anni i dati mostrano che dal 2004 al 2008 la quota femminile è stata maggioranza, soprattutto tra il 2005 e il 2007, dove le donne hanno superato regolarmente gli uomini anche di 10–20 unità all'anno. Dal 2010 in poi il divario tra i sessi si è ridotto per stabilizzarsi negli ultimi anni. Un'ipotesi potrebbe riguardare la domanda di lavoro nel settore socio-sanitario e assistenziale (colf, badanti, OSS), tradizionalmente più "rosa".
Più altalenante la fascia 41–60 anni, con anni in cui prevalgono i maschi e altri in cui prevalgono le femmine. Tuttavia, anche in questa fascia, il bilanciamento tra i sessi è complessivamente stabile.
Infine, negli over 60, la componente maschile tende a superare quella femminile, specialmente negli ultimi anni. Segno che i pensionati atipici benestanti arrivati sul Titano sono per lo più uomini, in linea con i numeri della categoria anche in Italia.
Questo è il quadro di chi arriva. Quali sono invece i numeri di chi decide di andarsene?
Complessivamente in 20 anni sono state 3.213 le persone emigrate dal Titano, con una media di 146 persone all'anno. Un passaggio a parte merita il dato riferito al 2013. Come spiegato dall'Upecedes nella relazione di allora, il picco di emigrazioni è giustificato dal fatto che durante l’anno sono stati attuati i provvedimenti di cancellazione conseguenti al VI° Censimento Generale della Popolazione. Infatti dei 433 emigrati registrati quell'anno, ben 275 sono stati generati dall’irreperibilità al Censimento.
L’anno con il numero più basso di emigrati è stato il 2004, con 67 partenze complessive, mentre il picco massimo - escluso il 2013 - si è registrato nel 2015 con 209 emigrati. Dai dati emerge un dato evidente: i dati sono in aumento dal 2008 in poi. Probabile abbia influito la crisi della black list, in cui il Titano è stato incluso dal 2010 al 2014, e le difficoltà economiche degli anni successivi. Dal 2004 al 2013 (picco escluso) la media è stata di 115 persone emigrate all'anno, mentre nel decennio successivo questo numero è salito a più di 178 persone.
Anche qui i dati ci consentono di analizzare il flusso per fasce di età.
Anche in questo caso la fascia d’età più rappresentata è quella tra i 21 e 40 anni seppur con meno distacco dalle altre, seguita dalla fascia 41-60 mentre under 20 e over 60 hanno un’incidenza minore ma costante.
L'analisi mette in luce che nel corso degli anni è percentualmente aumentata l'emigrazione dei più giovani. La fascia 0–20 anni, ad esempio, è passata da una media di circa il 13% nel periodo 2004–2012 al 17% nel 2014–2023. La fascia 21–40 anni tra il 2004 e il 2012 rappresentava in media il 29,9% degli emigrati; tra il 2014 e il 2023, la quota è cresciuta fino al 34,6%.
D'altra parte la fascia 41–60 anni, pur restando la seconda per importanza numerica, mostra un leggero calo. Nel primo periodo pesava per il 32,8% sul totale annuo; nel secondo è scesa al 30,9%. La variazione più marcata in senso negativo riguarda gli over 60. Tra il 2004 e il 2012, rappresentavano in media il 23,5% degli emigrati. Nel periodo successivo la loro quota è diminuita al 16,6%, con una contrazione di quasi sette punti percentuali.
I dati mostrano, quindi, come sempre di più siano giovani e giovanissimi ad abbandonare il Titano. Si tratta di figli minorenni a seguito dei genitori ma anche di giovani adulti. Tra questi ci sono anche i così detti "cervelli in fuga", giovani residenti laureati o ricercatori che abbandonato San Marino per lavori qualificati in Italia o all'estero. Nei dati resi pubblici non c'è evidenza del titolo di studio quindi non è possibile quantificare il loro numero.
Il dato sul sesso degli emigrati mostra un equilibrio complessivo seppur con variazioni interessanti nelle diverse fasce d’età nel tempo. Interessante, in particolare, notare come tra i 21 e i 40 anni fino al 2016 siano stati più maschi ad espatriare mentre dal 2017 in poi il numero di femmine è diventato prevalente. Il trend è analogo anche nella fascia 41-60 anni. In assenza di ulteriori informazioni come titolo di studio o stato di famiglia è difficile avere un quadro più dettagliato sulle motivazioni.
Un altro dato interessante che emerge dalle relazioni statistiche annuali dell'Upecedes è la nazionalità degli emigrati, che i tecnici raggruppano per quinquennio. I numeri mostrano come mediamente circa due terzi delle partenze riguardano cittadini sammarinesi, un terzo cittadini italiani e una quota contenuta — in genere tra il 5% e il 6% — persone di altre nazionalità.
Questo dato conferma che l’emigrazione non è solo un fenomeno “di ritorno” per chi non ha radici nel Paese, ma interessa direttamente anche i cittadini sammarinesi. Purtroppo non sono disponibili dati analoghi riguardo agli immigrati quindi non è possibile fare un paragone tra i due flussi.
Ciò che invece si può mettere a confronto è il saldo numerico e per fasce d'età. La prima annotazione numerica da fare è che il numero degli emigrati negli ultimi due decenni è sempre stato inferiore di quello degli immigrati, seppur in diminuzione. Dal 2004 al 2012 il saldo del movimento migratorio è stato positivo mediamente di 265 individui, con un picco di 353 persone nel 2007, mentre dal 2014 al 2023 la media è stata di 169 persone, con un minimo di 100 persone nel 2018 (escluso il dato anomalo del 2013). Il saldo è tornato a crescere l'anno scorso con un picco di 247 unità. I dati della prima metà del 2025 indicano 153 persone in più.
Il saldo per fasce d'età mostra che il blocco 21–40 anni è il principale responsabile del saldo positivo, con punte di oltre 150 unità annue nei primi anni e una tenuta discreta anche nei momenti di calo generale. Si tratta della fascia in età lavorativa giovane, quella che più contribuisce alla forza lavoro e alla natalità, e che dunque riveste un ruolo strategico nella demografia sammarinese. Anche i giovani, sotto i 20 anni hanno mantenuto un saldo costantemente positivo, anche se numericamente più contenuto. La fascia 41–60 anni ha mostrato saldi moderati ma stabili, contribuendo in modo costante all’equilibrio generale. Gli over 60, invece, hanno mediamente un saldo vicino allo zero, con alcuni anni in segno leggermente negativo. Il trend ha svoltato verso l'alto dal 2022 in poi a causa dei programmi di residenze per pensionati.
In conclusione i dati mostrano due aspetti significativi. Il primo è il trend "naturale", con l'emigrazione che sta aumentando negli ultimi anni pur restando inferiore all'immigrazione. Il secondo è il trend figlio di scelte politiche come le residenze atipiche per pensionati. Significa che San Marino può e deve valutare con attenzione la gestione di questi flussi. In particolare sull'immigrazione, pur non potendo aumentare il numero assoluto oltre una certa soglia, è possibile incentivare l'arrivo di determinate tipologie di popolazione. Ad esempio delle giovani coppie, con l'obiettivo di avere più nati, oppure professionalità particolari in grado di dare valore aggiunto al tessuto economico.
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