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Convegno sull’Enciclica Populorum Progressio: per una nuova economia

10 nov 2007
Il Convegno
Il Convegno
“Un’enciclica dalla portata straordinaria, che mette in luce i pericoli del liberalismo economico scollegato dalla persona, dai suoi diritti e bisogni”. Porta il saluto il Segretario agli esteri Stolfi, cita i progetti di solidarietà sostenuti da San Marino, in territorio e nel mondo, auspicando che “l’approfondimento di questi temi porti alla affermazione di un nuovo concetto di sviluppo, inscindibile da qello della solidarietà sociale”.
Monsignor Luigi Negri si dice colpito dalla ricchezza di esperienze testimoniate dalle associazioni di volontariato di San Marino che hanno aperto il convegno: “Esperienze molteplici, ma tutte portatrice della cultura del gratuito. Proprio da qui viene forza di opporsi alla ideologia economicista dominante, che si può vincere solo sul piano dell’esperienza”. Sono poi i relatori, a rileggere l’enciclica di Paolo VI, a 40 anni di distanza. “L’economia più che mai oggi deve farsi a servizio dell’uomo – dice Luigi Campiglio dell’Università Cattolica di Milano - un obiettivo e una esigenza urgente per limitare gli squilibri derivanti da rapporti sociali fondati sul primato dell’accumulazione di denaro e potere”. Così anche Simona Beretta della Cattolica di Milano, che nell’analizzare 40 anni di politiche per lo sviluppo lancia il concetto di prossimità: “Solo chi si avvicina alla povertà riesce a capirla e a trovare soluzioni perché l’attore dello sviluppo è la persona nel suo ambiente reale, in uno spazio e tempo fatti di relazione”. Relazioni, sporcarsi le mani, fare esperienza: sono il metodo anche per Renato di Nubila, dell’Unievrsità di Padova che parla di educazione e formazione, lanciando l’allarme analfabetismo: “tassi sorprendenti e non solo nel terzo mondo”, richiamando tutti i sistemi scolastici, anche sammarinese, a ripensare gli obiettivi “perché non è giusto – dice - lasciare alle nuove generazioni, oltre al debito pubblico, anche un debito formativo”. A chiudere i lavori Alberto Gasparini dell’università di Trieste, che ha riletto l’enciclica nella sua attualità, dalla denuncia dei rischi connessi ad una globalizzazione solo intesa in senso economico, a quelli connessi alla povertà, dal violenza allo scontro fra civiltà”.