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Dossier Cdls: disoccupazione al 4.4%

24 mar 2006
Dossier Cdls: disoccupazione al 4.4%
Si parte dal dato relativo al 2004, un anno positivo con +549 posti di lavoro, dato che faceva sperare in un nuovo ciclo di occupazione, dopo il periodo di stagnazione registrato nel 2002-2003. Il 2005 invece non ha confermato questa tendenza e l’occupazione è cresciuta solo di 327 posti, a fronte di uscite pensionistiche in linea con quelli degli anni precedenti ed un segno negativo nella pubblica amministrazione. Ciò ha determinato una crescita della disocupazione di mezzo punto rispetto al 2004, che si è portata al 4.4%. Ma è l’aspetto qualitativo dell’occupazione quello più degno di nota. Spesso, si legge nel dossier, ci si accontenta di un lavoro a cui si lega la generale incertezza di sviluppo professionale soprattutto per i titoli di studio ad indirizzo umanistico e sociale. Il settore industriale è bloccato da anni e registra solo modesti incrementi occupazionali in poche aziende soprattutto quelle con ampie dimensioni. Di contro il cosiddetto terziario stenta ad affermarsi in particolare nei servizi ad alto valore aggiunto, sono poche le aziende dotate di un solido progetto imprenditoriale e che offrano servizi innovativi. Un’analisi generale che vede comunque una pubblica amministrazione ferma, una strisciante deindustrializzazione, una crisi del commercio e un settore bancario ancora in espansione, ma forse prossimo alla saturazione. Lo studio indica la necessità di qualificare il terziario e le attività finanziarie, anche per rispondere positivamente agli oltre 500 giovani laureati in indirizzo umanistico e sociale che nei prossimi anni dovranno essere collocati. In futuro, sarà inoltre importante verificare i risultati della nuova normativa sull’occupazione e quanto l’ufficio del lavoro riuscirà ad applicare le nuove tipologie contrattuali. Per quanto riguarda la diminuzione di 134 unità dei frontalieri registrata nel 2005, lo studio sottolinea che il dato deve essere letto alla luce della modifica apportata allo status anagrafico delle badanti, che prima di essere registrate come soggiornanti erano considerate frontaliere.