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Sistema finanziario: sotto accusa il segreto bancario

8 nov 2006
Sistema finanziario: sotto accusa il segreto bancario
Repubblica sotto accusa. Accusata da Michele Santoro, da autorevoli organi di stampa come il "Sole 24 Ore", dai Ds rivieraschi, ed ora anche dal presidente del Tribunale di Rimini, Pierfrancesco Casula. E l’imputato numero uno è il segreto bancario, considerato da sempre uno dei capisaldi del sistema economico sammarinese. Segreto bancario, o per meglio dire riservatezza, che impedisce scambi di informazione sui conti correnti aperti negli istituti di credito sammarinesi, a meno che le informazioni richieste dalla magistratura siano necessarie per le indagini relative a violazioni sanzionabili penalmente. E’ stato "Il Sole 24 Ore", con una sua inchiesta, a dire che i fondi vengono depositati fin troppo disinvoltamente nelle banche. Per tutta risposta, la segreteria alle Finanze ha annunciato di aver avviato un’indagine, mentre le banche del Titano hanno smentito categoricamente di accettare soldi senza averne prima verificato la provenienza, in ottemperanza della normativa antiriciclaggio. I politici della riviera, come Riziero Santi, segretario dei Ds di Rimini, hanno detto che per la Repubblica è giunto il momento di rinunciare al segreto bancario. “Non ci pensiamo neanche – ha risposto il congresso di Stato giusto lunedì scorso – fa parte delle nostre prerogative di Stato sovrano e indipendente. E gli accordi internazionali sottoscritti direttamente con l’Unione Europea ci consentono di mantenere la riservatezza, al pari di altri Paesi”. Il presidente del Tribunale di Rimini, Casula, sposta l’attenzione su un problema ancora diverso: "il segreto bancario, dice, serve anche al più ricco dei padri italiani che in questo modo possono nascondere i propri capitali e rifiutarsi di pagare gli alimenti ai propri figli". Da 7-8 anni – ha riferito – ho smesso di inviare rogatorie per questo”. Intanto, San Marino si attrezza per diventare una piazza finanziaria, annuncia "Milano Finanza": dal prossimo 15 novembre arriva un nuovo regolamento della Banca Centrale, che disciplinerà i servizi di investimento collettivo: sul Titano si potranno costituire fondi aperti e fondi chiusi, fondi destinati alla generalità del pubblico e fondi riservati, fondi alternativi e fondi garantiti. E in Repubblica la polemica divampa: “Ma chi difende la nostra immagine? – è l’ultima presa di posizione da parte di Loris Francini, vice segretario della Dc – Perché non diciamo con chiarezza che San Marino non è inserito in alcuna lista nera e che nessun organismo internazionale lo ha classificato né paradiso né purgatorio fiscale?”. “Non possiamo accettare la criminalizzazione del nostro sistema – aggiunge Pasquale Valentini, ufficio di segreteria Dc – anche se dobbiamo perseguire i fenomeni distorsivi”. In difesa della Repubblica, oltre al consigliere regionale di Forza Italia, Marco Lombardi, c’è anche chi pone un interrogativo diverso: e se lo scandalo fosse l’Italia e non San Marino? E’ più scandaloso che una banca faccia incetta di miliardi, scrive un quotidiano, o che a nasconderli siano i funzionari dei servizi segreti? - ricordando il caso dei fondi neri del Sisde?