C'è chi considera la stangata di Trump la pietra tombale di una già vacillante globalizzazione. Obiettivo dichiarato il ritorno delle produzioni negli Stati Uniti, livellando tramite dazi il surplus commerciale altrui. L'unico dubbio riguardava le modalità. Poi la sintesi, facendo leva sul concetto di reciprocità; con l'aggiunta di una tariffa flat del 25% sulle auto importate. “Faremo pagare metà di ciò che paghiamo noi”, ha tuonato il Presidente USA nell'intervento al giardino delle rose della Casa Bianca. E allora dazi del 20%, ad esempio, per l'Unione Europea; “ci hanno derubato per anni”, ha detto. Ancor più severo il trattamento per altre potenze esportatrici, in primis la Cina. Fra i casi particolari la Russia: solo in apparenza paradossale l'esclusione di Mosca, visto il sostanziale azzeramento degli scambi a seguito delle sanzioni. Fissata per il resto una base minima tariffaria a livello planetario del 10%; di fatto un privilegio essere destinatari di quest'unica misura. E' il caso di San Marino, che avrebbe ora un teorico vantaggio competitivo - nell'export verso gli States - rispetto ad altri Paesi del Vecchio Continente. O quantomeno risulterebbe meno penalizzata; non essendo membro dell'UE, e al momento neppure associato. Senonché l'“ecosistema” economico è il medesimo; e potrebbe comunque registrarsi un impatto sulle realtà produttive del Titano.
“Penso che le nostre aziende si organizzeranno – dichiara il Segretario Generale ANIS -; e vi sarà maggiore attenzione anche ad altri mercati, per non compromettere gli attuali volumi di affari”. William Vagnini sottolinea come il principale mercato per le imprese sammarinesi resti quello italiano ed europeo. Ma le ripercussioni che si avranno a livello UE “le subiremo in qualche maniera anche noi”, aggiunge. Attenzione anche alla reazione dei consumatori; probabilmente “saranno più preoccupati, e quindi più attenti”, sottolinea; non escludendo una contrazione dell'attitudine alla spesa, con riflessi anche “sulle imprese e i loro investimenti”. Forti inquietudini anche oltreconfine.
Confindustria Romagna teme un “impatto imponente” sulle industrie esportatrici; specie del farmaceutico, alimentare e delle macchine per la produzione. Si ricorda infatti come la ripresa post-pandemia fosse dovuta “in gran parte” all'aumento della quota proprio negli USA. Da qui alcuni imperativi di carattere sistemico: evitare reazioni di pancia contro la Casa Bianca, accelerare il taglio dei tassi, definire nuovi accordi commerciali, e soprattutto unire le forze in Europa stimolando la domanda interna.