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6 dicembre 1990, la strage di Salvemini

Una aereo militare in avaria, il cui pilota si era lanciato col paracadute, si schianta sulla facciata di un istituto scolastico a Casalecchio di Reno provocando 12 morti e oltre 80 feriti

6 dic 2022
6 dicembre 1990, la strage di Salvemini

Una giornata come le altre a Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna. Alle 10.38 del 6 dicembre 1990 gli studenti 2^ A periti aziendali stanno concludendo la lezione. All'improvviso l'inferno. Un aereo militare in avaria, un MB 326, si schianta contro la succursale dell’Istituto Salvemini creando una voragine di diversi metri di diametro. All'interno circa 200 ragazzi dai 14 ai 18 anni, di cui la metà rimasti imprigionati tra macerie, fumo e fiamme. Il bilancio è terribile: 12 le giovani vittime, 88 feriti, anche gravi. E non è stato peggiore solo per la tempestività dell'intervento di Vigili del fuoco e sanitari. A perdere la vita Deborah Alutto, Laura Armaroli, Sara Baroncini, Laura Corazza, Tiziana di Leo, Antonella Ferrari, Alessandra Gennari, Dario Lucchini, Elisabetta Patrizi, Elena Righetti, Carmen Schirinzi, Alessandra Venturi. Solo quattro studenti di quella classe riescono a salvarsi.

Sull'aereo militare, al momento dell'impatto, non c'è più il pilota. Il sottotenente Bruno Viviani del III Stormo - 603° Squadrone, si era lanciato con il paracadute. Nel gennaio 1995 inizia il processo a carico del pilota, del suo comandante e dell'ufficiale della torre di controllo, imputati per disastro colposo e omicidio colposo plurimo. Il 28 febbraio 1995 viene emessa la sentenza di condanna dei 3 militari imputati a due anni e sei mesi, al pagamento in solido delle spese processuali, al risarcimento, da stabilire con giudizio a parte e alle provvisionali alle parti civili. Dopo due anni un velocissimo processo d'appello ribalta la sentenza di I° grado: tutti assolti perché il fatto non costituisce reato. Le motivazioni verranno depositate con quasi due mesi di ritardo. Non risultano nuovi elementi; semplicemente per la Corte d'Appello, il processo non andava neppure iniziato, non essendo gli imputati colpevoli delle cause dell'avaria. Nel gennaio 1998 la IV sezione penale della Corte di Cassazione respinge il ricorso presentato dalle parti civili e dal Procuratore Generale di Bologna.

Il 10 dicembre 1990 si tengono i funerali, con una folla immensa accompagna i ragazzi nel loro ultimo viaggio. Gli studenti del Salvemini leggono un messaggio: "... Non vogliamo fare richieste ma solo domandarci come è possibile trasformare il dolore autentico di molti di fronte alla durezza di queste morti, in attività quotidiana tesa al rispetto della vita... Noi oggi ci sentiamo comunità, quella comunità che non sempre avvertiamo di essere. E questo ciò che vogliamo raccogliere da questa esperienza tremenda...".

Quell'aula, dopo un decennio, diventa “l'Aula della Memoria”; si decide di non chiudere quello squarcio nella parete, ma di chiuderlo solo da una vetrata. Il 5 dicembre 2020 viene poi inaugurato il murale dedicato alle vittime, realizzato dall'artista riminese Eron.





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