Vita di strada. Non è una scelta, ma uno stato di profondo disagio. È quanto emerge da una ricerca sulle persone senza dimora a Rimini condotta per la prima volta nel 2015 dall'Osservatorio della Caritas e rinnovata nel 2025 dal Centro Servizi per il contrasto alle povertà.
Un lavoro di rete, coordinato dalle operatrici dello sportello Homeless Rights del Centro Servizi per il Contrasto alla Povertà, realizzato da Ass. Rumori Sinistri ODV, Caritas Diocesana, Ass. Opera Sant’Antonio per i poveri ODV e Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII.
Dopo 10 anni la maggior parte delle persone intervistate vive in strada da un anno, ed è evidente come nel 2025 siano comunque aumentate le persone che da oltre quattro anni sono senza dimora, sul territorio sono circa 600, il doppio rispetto al 2015. La ricerca, condotta con 118 interviste, racconta come il reinserimento sia tanto più difficile quanto più a lungo si viva in strada perchè con il tempo, abitudini paure dipendenze la rendono una condizione percepita come certa, riducendo il desiderio di cambiamento.
Nel 2015 la metà erano italiani, e gli stranieri provenivano principalmente da Nord Africa, Romania e Ucraina. Nel 2025 il 31% è composto da italiani ed il 69% persone con background migratorio, che oltre all'Africa, include Asia con Bangladesh e Pakistan. La maggior parte di persone è regolare: l' 86% ha i documenti in regola, di questi il 55% è straniero con permesso di soggiorno. Il 21% ha un partner. Perché Rimini? La città fa da richiamo per i disoccupati perché c'è la credenza che sia più facile trovare lavoro.
In 10 anni sono rimaste delle costanti: i posti letto non bastano, non si trovano case in affitto e non ci sono bagni pubblici. È necessario quindi attivare percorsi di aiuto tempestivi, semplificare la richiesta di residenza fittizia che permette alle persone di avere dei diritti e poter ricominciare: lavoro, casa, assistenza sanitaria.
"Molte delle persone che vivono in strada sono persone che lavorano, che sono in regola con i documenti, ma che nonostante ciò non riescono ad accedere alla casa e a un abitare degno - sottolinea Domizia Feriaud, operatrice sociale di Rumori Sinistri - E dietro la presentazione della ricerca c'è sicuramente la volontà di aprire un dialogo con le persone che vivono questa condizione e aprire un dialogo con le istituzioni per portare avanti delle politiche trasformative". Una nota positiva sono i passi avanti fatti dalla rete di assistenza territoriale grazie al potenziamento delle mense e alla nascita di ambulatori con medici volontari.
"L'era post-Covid porta con sé una cicatrice: la mancanza di legami umani. La solitudine di chi vive la strada si è fatta sempre più marcata. Il Covid ha inciso sulle relazioni; mentre prima le persone senza dimora dicevano di avere aiuti anche da soggetti esterni, sia economici, sia di amicizie, nel 2025 si respira un'aria più di solitudine. E quindi facciamoci tutti vicini e aiutiamo chi è più in difficoltà", è l'appello finale di Isabella Mancino, operatrice della Caritas.
Nel video l'intervista a Domizia Feriaud, operatrice sociale di Rumori Sinistri.