Due facce dell’agroalimentare raccontate dai numeri. In Emilia-Romagna il settore continua a correre: nel 2025 la produzione agricola ha raggiunto 6 miliardi e 360 milioni di euro, +4,5%. L’export supera gli 11 miliardi e mezzo, con un balzo del 9,7%. E nei primi sei mesi del 2026 la regione conquista il primato italiano delle esportazioni agroalimentari: 5,8 miliardi di euro, il 16,3% del totale nazionale. E' quanto emerge dal Rapporto agroalimentare 2025 presentato a Bologna.
“La crescita della produzione e dell’export – afferma l'assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi - dimostra la capacità delle nostre imprese di competere e creare valore anche in uno scenario internazionale complesso. Il nostro impegno è mettere questo sistema nelle condizioni di continuare a farlo, tutelando il reddito agricolo e sostenendo innovazione, investimenti e qualità”.
Ma c’è anche il valore che perdiamo. E i numeri, in vista della Giornata internazionale contro le perdite e gli sprechi alimentari del 29 settembre, raccontano un altro scenario: nell’Unione Europea lo spreco di cibo costa oltre 130 miliardi di euro l’anno e pesa per il 16% sulle emissioni di gas serra dell’intero sistema alimentare. Più della metà dello spreco avviene nelle case.
Una ricorrenza che porta anche la firma di San Marino: fu proprio il Titano, insieme ad Andorra, a svolgere un ruolo chiave nella proposta che nel 2019 portò l’Assemblea Generale dell’ONU a istituire la Giornata. Ora l’Europa alza l’asticella: entro il 2030 la nuova direttiva impone di ridurre gli sprechi del 10% nella produzione e trasformazione e del 30% pro capite nel commercio, nella ristorazione e nelle famiglie.
In Italia qualche passo avanti c’è: nel 2026 sono stati gettati 554 grammi di cibo a testa ogni settimana, circa 80 al giorno, il 10,3% in meno rispetto all’anno precedente. E un aiuto può arrivare anche dal freezer: i surgelati rappresentano appena il 2,2% del cibo sprecato e, secondo gli ultimi dati, generano il 37,6% di spreco in meno rispetto alle verdure fresche. Produrre valore, quindi, non basta. La sfida è evitare che una parte di quel valore finisca, ogni giorno, nella spazzatura.