"Riteniamo gravissimo che un sindaco della provincia abbia partecipato alla celebrazione indossando una camicia nera, simbolo storicamente e politicamente associato al fascismo".
A denunciarlo è l'Anpi provinciale di Rimini, condannando quanto avvenuto durante la cerimonia ufficiale, "alla presenza del Prefetto, delle autorità civili e militari, delle associazioni combattentistiche e della cittadinanza".
Il primo cittadino in questione, che l'Anpi non nomina (ma invia una foto con tutti i sindaci della provincia in posa con la fascia tricolore), è Mauro Giannini di Pennabilli, che ha detto più volte di essere nato e che morirà con la camicia nera. Indossarla nella cerimonia, per l'Anpi, è "un gesto incompatibile con il significato della ricorrenza che celebra la nascita della Repubblica democratica e della Costituzione antifascista.
La circostanza assume una rilevanza ancora maggiore alla luce delle ripetute dichiarazioni pubbliche con cui lo stesso amministratore ha rivendicato la propria appartenenza all'identità fascista e si è definito orgogliosamente 'fascista' e 'camicia nera'. L'Anpi insomma considera quanto accaduto "una grave offesa alla memoria della Resistenza e ai valori su cui si fonda la Repubblica".
"Celebrare il Tricolore significa essere coerenti con dei valori che sono l'antitesi delle camicie nere, del fascismo, della privazione della libertà. Quindi non si può festeggiare la Repubblica se non ci si riconosce nei valori dell'antifascismo". Così il presidente dell'Emilia-Romagna Michele de Pascale, a margine di un evento in Regione ha commentato la polemica sollevata dall'Anpi, concludendo sottolineando che "non esiste il 2 giugno senza il 25 aprile", perché il primo non ci sarebbe mai stato senza il secondo.