“Da oggi, 10 dicembre e più precisamente dalle ore 14, l'Australia fa storia, perché è il primo paese, a vietare l'utilizzo dei social sotto i 16 anni e infatti ovviamente i genitori sono contenti, i ragazzi un po' meno, ma soprattutto le case produttrici di Instagram, TikTok e tutte le altre piattaforme non saranno molto felici, non credo lo siano stati, in realtà l'hanno detto chiaramente e da oggi alle 14 dovranno rimuovere tutti gli utenti che non hanno i 16 anni, pena molte, molto onerose, perché si parla di 33 milioni di dollari statunitensi, australiani credo che siano quasi 50 milioni circa.
Questo credo sia un segnale molto forte, è il primo segnale di qualcuno che prende una posizione, nonostante se ne parli ormai di tempo, nel senso che anche alcuni Paesi nord europei l'hanno già detto e hanno fatto dei tentativi. In Italia se ne parla; c'è anche una petizione che il dottor Pellai e il dottor Novara hanno fatto partire con veramente moltissime adesioni, anche di persone famose, dello sport, del cinema... Purtroppo in Italia ancora siamo abbastanza fermi. Una notizia positiva è che anche la Società Italiana di Pediatria, che il mese scorso ha avuto un incontro in occasione della giornata mondiale del bambino e dell'adolescente, si è esposta nuovamente in maniera molto ferma per ricordare il divieto assoluto degli smartphone fino a due anni, lo smartphone a uso personale non prima dei 13.
Sono state analizzate più di 6.800 ricerche e i danni sono ormai evidenti sullo sviluppo cognitivo, sul sonno, la dipendenza, oltre al cyberbullismo, oltre alla pornografia, alla sessualità online, oltre ai problemi alla vista, i problemi relazionali, emotivi, sviluppo del linguaggio cognitivo. E' un tema su cui davvero bisogna che qualcuno inizi a mettere dei paletti fermi, quindi benvenga che l'Australia abbia dato l'idea, speriamo che non sia l'unica”.
Nel video il commento della psicologa Sabrina Priulla, Responsabile Progetti Piramis Onlus