Il tribunale dei ministri ha archiviato la posizione della presidente del Consiglio sul caso Almasri, il comandante libico prima arrestato a gennaio poi rimpatriato con volo di Stato. Per questo si ipotizzavano i reati di peculato e favoreggiamento, per i quali restano indagati i ministri dell'Interno e della Giustizia, Piantedosi e Nordio, quest'ultimo indagato anche per omissione di atti d'ufficio, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Mantovano. Rischiano così il processo.
Giorgia Meloni, che ieri era nelle Marche, sfoga la sua ira sui social: “Questo governo agisce in modo coeso sotto la mia guida – scrive – ogni scelta è concordata. E' dunque assurdo chiedere che vadano a giudizio loro e non anche io, prima di loro”. Secondo il tribunale però, la presidente era informata ma non esistevano prove di una sua reale partecipazione nella fase ideativa o preparatoria del reato. Per i due ministri e lo stesso Mantovano si apre ora la strada dell'autorizzazione a procedere al Parlamento, ovvero la richiesta di un processo, che dovrebbe essere in Senato, non essendo loro mai eletti e mai candidati alle elezioni politiche.
Secondo l'opposizione, in particolare il segretario di Più Europa Riccardo Magi, “nel suo delirante post Giorgia Meloni mette un punto di chiarezza – sostiene – rivendica la liberazione di un torturatore e stupratore, ricercato dalla Corte Penale Internazionale e a cui il nostro governo ha offerto un passaggio con aereo di Stato in Libia per sfuggire all'arresto anziché consegnarlo alla Cpi. Avevamo chiamato Meloni a riferire in Parlamento ma non è mai venuta e ha mandato i suoi ministri. Il caso Almasri – conclude – è un pagina nera per lo stato di diritto italiano e per la credibilità del Paese”.
Interviene anche l'Associazione nazionale magistrati per dire che Meloni “si è assunta la responsabilità politica, che non sempre coincide con quella penale. Possibili ricadute politiche – ipotizza Parodi – nel caso in cui la capo di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi vada a processo per il caso Almasri”. Il ministro Nordio si dice sconcertato “non so come si permetta Parodi – dice infatti – di citare la mia capo di gabinetto, il cui nome per quanto almeno mi risulta, non è nemmeno citato negli atti. O Parodi è a conoscenza di notizie riservate?”, si domanda.