In aula c'è l'atmosfera delle grandi udienze a Rimini, per la quarta volta davanti alla Corte d’Assise nel processo a Louis Dassilva, unico imputato per l’omicidio di Pierina Paganelli, la 78enne uccisa con 29 coltellate nel garage di casa il 3 ottobre 2023.
Continua la lunga sfilata dei 95 testimoni. Dopo Chiara e Giacomo, oggi tocca al terzo figlio della vittima, Giuliano Saponi, e al cognato Loris Bianchi: due testimonianze ritenute cruciali. Saponi ha ricostruito davanti al pm Paci mesi di forti tensioni familiari: dal matrimonio in crisi con la moglie Manuela Bianchi — «disse che nel suo cuore c’era un’altra persona» — alle discussioni che avevano incrinato il rapporto tra Manuela e Pierina, un tempo «come una seconda madre». Ha raccontato di aver appreso la morte della madre da un messaggio nella chat condominiale e di rapporti «freddi» con i vicini Dassilva e Bartolucci, descritti come persone scontrose e inaffidabili. Molte le domande anche su Loris Bianchi, indicato dalla difesa come pista alternativa. Saponi ha spiegato che la moglie «gli faceva da madre» e che lui, spesso in difficoltà, era stato poco presente nella vita familiare. Ha escluso però comportamenti aggressivi di Manuela o Loris nei confronti di Pierina. Solo la sera del delitto, ha aggiunto, scoprì l’identità dell’uomo con cui la moglie aveva una relazione, rimanendo «incredulo».
Ora la parola passa a Loris Bianchi, chiamato a confermare la versione della serata del 3 ottobre trascorsa — secondo la difesa — in casa per un incontro online dei Testimoni di Geova, una ricostruzione su cui non mancano ancora punti da chiarire.