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Confesercenti: 6.500 negozi in meno in sei anni in Emilia-Romagna

L'allarme dell'associazione di categoria: la perdita di ricchezza è pari a 972 milioni di euro. Colpita anche la provincia di Rimini, che ha perso l'11,5% delle attività

di Pierluigi Mandoi
10 set 2026

Quasi 6.500 attività in meno in sei anni, per una perdita di 972 milioni di euro. Confesercenti lancia l’allarme sulla desertificazione commerciale in Emilia-Romagna: dal 2019 al 2025 i negozi al dettaglio presenti in regione sono diminuiti del 13,8%, un dato leggermente peggiore rispetto alla media nazionale. Il fenomeno, spiega l’associazione di categoria, è diffuso in tutte le province: le più colpite Ravenna e Ferrara con cali sopra il 20%, mentre Rimini riporta un -11,5%, corrispondente a un impatto economico negativo da 92 milioni.

La chiusura dei negozi, sottolinea Confesercenti, significa anche perdita di occupazione ma soprattutto ricchezza non trattenuta nei territori: ogni 100 euro spesi nelle attività di prossimità, circa 70 restano nell’economia locale, ma se queste attività mancano il denaro finisce ai grandi marketplace online. La spesa non più trattenuta in tutto il territorio nazionale e “dirottata” verso le grandi piattaforme sfiora i 17 miliardi di euro in 6 anni.

L’associazione promuove dunque una legge di iniziativa popolare per la “rigenerazione urbana del commercio”: fiscalità di vantaggio per chi apre o resta nei territori più fragili, maggiori strumenti ai sindaci per attrarre le attività di base e un apposito fondo. Misure che sarebbero finanziate da un prelievo dell’1% sui ricavi dei grandi e-commerce internazionali. La raccolta firme ha già raggiunto 40mila sottoscrizioni su 50mila e Confesercenti ha organizzato banchetti nelle maggiori piazze d’Italia: un’occasione anche per sensibilizzare la cittadinanza, per intervenire prima che la perdita di imprese diventi perdita irreversibile di funzioni e servizi.





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