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Crisi mitilicoltura in Adriatico: temperature record uccidono oltre il 90% delle cozze

A rischio anche la produzione 2027. Secondo Confcooperative Agroalimentare e Pesca, i cambiamenti climatici causano circa 200 milioni di euro l'anno di danni diretti al settore

2 set 2026
Crisi mitilicoltura in Adriatico: temperature record uccidono oltre il 90% delle cozze

La temperatura del mare Adriatico è talmente alta da uccidere gran parte delle cozze allevate. L'allarme arriva dai mitilicoltori che denunciato come il caldo record di quest'anno ha spazzato via un intero raccolto: oltre 20 mila tonnellate di prodotto perse in poche settimane, un danno da 50 milioni di euro che rischia di pesare sui bilanci degli allevatori anche nel 2027.

In Emilia-Romagna il mare ha raggiunto i 32°C, provocando una mortalità eccezionale dei molluschi. Nell'area tra Goro e Porto Garibaldi, dove si concentra oltre il 60% del polo produttivo regionale, è andato perso più del 90% del prodotto, tra cozze pronte per la vendita e seme destinato alle produzioni future. Secondo le stime di Confcooperative Agroalimentare e Pesca, si tratta di circa 20-25 mila tonnellate, per oltre 50 milioni di euro di danni diretti.

Alla base della moria c'è il prolungato ristagno delle acque, unito all'assenza di venti refrigeranti. Il riscaldamento fa crollare i livelli di ossigeno, causando fenomeni di anossia. A peggiorare la situazione contribuisce la proliferazione di alghe e mucillagini, che soffocano le reti di allevamento e impediscono ai molluschi di alimentarsi. Il calore eccessivo indebolisce inoltre il bisso, il filamento con cui le cozze si ancorano alle reti, facendole cadere sui fondali.

Anche il Veneto registra una situazione critica. Nella Sacca di Scardovari, in provincia di Rovigo, l'acqua ha toccato i 32°C, causando la moria improvvisa di circa mille quintali di cozze proprio nel pieno della stagione commerciale. Il Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine ha dovuto sospendere la vendita del prodotto Dop allevato in laguna, mentre resta disponibile quello proveniente dagli allevamenti in mare aperto. Le difficoltà si estendono anche alle Marche. Al largo di Fosso Sejore, tra Pesaro e Fano, l'acqua ha raggiunto i 29-30°C e in uno degli impianti della zona la produzione si è ridotta di circa il 40%. Un dato che conferma come l'impatto del caldo vari sensibilmente da zona a zona, in base alle caratteristiche dei singoli allevamenti, al ricambio delle acque e alle condizioni locali.

Le perdite non riguardano solo le cozze destinate al mercato di quest'anno. Una parte del seme, i giovani molluschi che dovrebbero crescere nei prossimi mesi fino a raggiungere la taglia commerciale, è andata distrutta nell'Alto Adriatico. Gli effetti potrebbero quindi prolungarsi anche nella stagione 2027, riducendo la disponibilità di prodotto sul mercato. La crisi della mitilicoltura si inserisce in un problema più ampio per la pesca italiana: secondo Confcooperative Agroalimentare e Pesca, i cambiamenti climatici causano circa 200 milioni di euro l'anno di danni diretti al settore, con la molluschicoltura tra i comparti più esposti.

Per tutelare le imprese già colpite dalle morie degli anni scorsi, la Regione Emilia-Romagna è pronta a introdurre una deroga sul calcolo degli indennizzi Feampa, i fondi destinati a compensare i maggiori costi legati alla crisi in Medio Oriente. Le aziende interessate potranno utilizzare come parametro di riferimento la produzione commercializzata nel 2023, anziché quella del 2025. La modifica nasce dal fatto che le morie causate dall'aumento delle temperature nel 2024 hanno determinato una forte contrazione della produzione, con effetti protratti anche nel 2025: prendere quest'ultimo anno come riferimento rischierebbe di penalizzare ulteriormente le imprese più colpite, riducendo l'indennizzo o, nei casi più gravi, escludendole del tutto dall'accesso al fondo. La possibilità di usare il 2023 come anno di riferimento è stata concordata con il ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, che ha aperto alla deroga per le imprese la cui produzione 2024-2025 sia stata significativamente compromessa dalle morie legate al caldo record. Gli uffici regionali sono già al lavoro per rendere operativa la misura.





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