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Dengue e chikungunya, in Italia rischio crescente in particolare su coste e periferie

Entrambe le malattie sono diffuse dalle zanzare. Tra le cause clima e aumento dei viaggi. Gli esperti: 'Alzare la guardia'

11 lug 2025
Dengue e chikungunya, in Italia rischio crescente in particolare su coste e periferie

Condizioni climatiche favorevoli, ripresa dei viaggi internazionali, diffusione degli insetti vettori e l'aumento delle epidemie nei Paesi a clima tropicale e sub-tropicale rendono l'Italia un Paese a crescente rischio per le infezioni di dengue e chikungunya, due virus che si trasmettono attraverso la cosiddetta 'zanzara tigre' (Aedes Albopictus il nome scientifico).

E questo rischio riguarderebbe soprattutto le aree costiere e le periferie urbane lungo tutta la penisola, anche laddove non si sono ancora mai verificati episodi.

A suggerirlo è uno studio coordinato dalla Fondazione Bruno Kessler e dall'Istituto superiore di sanità (Iss) in collaborazione con il ministero della Salute e le Regioni/Province autonome pubblicato dalla rivista Nature Communications, che ha analizzato gli episodi di trasmissione locale tra il 2006 e il 2023, applicando dei modelli matematici per analizzare i focolai italiani e per stimare il rischio di trasmissione tenendo conto sia della densità di popolazione che dei dati entomologici e climatici.

Complessivamente nel periodo considerato, sono stati confermati 1435 casi importati di dengue e 142 di chikungunya. Le infezioni sono state contratte prevalentemente in Thailandia, Cuba, India e Maldive per quanto riguarda dengue, e India, Repubblica Dominicana, Brasile e Thailandia per chikungunya. Nello stesso arco di tempo, sono stati diagnosticati 388 casi autoctoni di dengue e 93 di chikungunya. Il periodo più favorevole alla trasmissione locale a seguito dell'importazione di un caso è risultato da luglio a fine settembre, anche se nelle aree del Sud le condizioni favorevoli possono durare anche fino a novembre.

Il rischio, concludono gli autori, è diffuso ed è pertanto auspicabile aumentare la conoscenza clinica di queste infezioni, mantenere alta l'attenzione alla sorveglianza e rafforzare la consapevolezza di chi rientra da luoghi in cui queste infezioni sono presenti o endemiche.

La febbre dengue dà luogo a febbre nell’arco di 5-6 giorni dalla puntura di zanzara, con temperature anche molto elevate. La febbre è accompagnata da mal di testa acuti, dolori attorno e dietro agli occhi, forti dolori muscolari e alle articolazioni, nausea e vomito, irritazioni della pelle che possono apparire sulla maggior parte del corpo dopo 3-4 giorni dall’insorgenza della febbre. I sintomi tipici sono spesso assenti nei bambini. La malattia può svilupparsi sotto forma di febbre emorragica con emorragie gravi da diverse parti del corpo che possono causare veri e propri collassi e, in casi rari, risultare fatali. Non esiste un trattamento specifico per la dengue, e nella maggior parte dei casi le persone guariscono completamente in due settimane.

La chikungunya ha incubazione variabile fino a un massimo di 12 giorni (in media di 3-7 giorni) nei quali si manifestano improvvisamente febbre e dolori alle articolazioni tali da limitare i movimenti dei pazienti (da cui deriva il nome chikungunya, che in lingua swahili significa “ciò che curva” o “contorce”), che quindi tendono a rimanere assolutamente immobili e assumere posizioni antalgiche. Altri sintomi includono dolore muscolare, mal di testa, affaticamento e rash cutaneo. Il dolore alle articolazioni è spesso debilitante, generalmente dura alcuni giorni ma può anche prolungarsi. Anche in questo caso non esistono trattamenti antivirali specifici e le cure si focalizzano primariamente nell’alleviare i sintomi.





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