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Emilia-Romagna prima in Italia per consumo di suolo: Rimini la provincia più colpita

Nel 2024 oltre mille ettari trasformati in aree artificiali. A Rimini il 12,6% del territorio è ormai urbanizzato, spinta da logistica e nuovi poli tecnologici.

24 ott 2025
Foto: Comune di Rimini
Foto: Comune di Rimini

Con oltre mille ettari di suolo consumati tra il 2023 e il 2024, l’Emilia-Romagna si conferma la regione italiana con il maggior incremento di superfici artificiali. È quanto emerge dal nuovo rapporto Snpa “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” dell’Ispra.

Il consumo di suolo per abitante ha raggiunto i 453 metri quadrati, ben al di sopra della media nazionale di 366, mentre la percentuale complessiva di suolo coperto da infrastrutture, edifici o aree impermeabilizzate ha toccato quasi il 9%, contro il 7% del resto del Paese.

Tra le province, Rimini detiene il primato regionale con il 12,6% di territorio consumato, seguita da Reggio Emilia e Modena (entrambe poco sopra l’11%) e da Ravenna (10,5%). La provincia di Piacenza, invece, registra il dato più alto pro capite: 700 metri quadrati di suolo consumato per abitante. Ravenna spicca anche su scala nazionale: con 84 ettari di nuove aree artificiali, è il comune italiano con la maggiore crescita annuale, davanti a Venezia, Sassari e Roma.

Una delle principali spinte alla trasformazione del territorio arriva dal settore logistico e tecnologico. Dal 2006 a oggi, le coperture artificiali legate alla logistica hanno superato in Italia i 6.000 ettari, e l’Emilia-Romagna guida la crescita con +107 ettari nell’ultimo anno, davanti a Piemonte e Lombardia. A questa tendenza si affianca lo sviluppo di data center e impianti industriali, che contribuiscono a rendere sempre più rari i terreni agricoli e le aree verdi residue.

Il fenomeno è particolarmente visibile lungo la fascia costiera e le zone di pianura, dove la pressione urbanistica continua a erodere spazi naturali. A livello regionale, circa l’86% delle superfici consumate è classificato come “reversibile”, cioè potenzialmente recuperabile, ma la crescita costante di nuove coperture lascia aperti interrogativi sulla reale capacità di rigenerazione urbana.




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