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Energia nucleare: ok della Camera. Tabarelli (Nomisma): "Soluzione migliore"

Dopo due referendum che hanno bocciato il nucleare in Italia, il governo ci riprova con una legge delega. L'esperto garantisce: "È sicura"

di Maria Letizia Camparsi
5 giu 2026

Non c'è due senza tre. Il governo italiano ci riprova, dopo due referendum abrogativi che portarono all'abbandono del programma nucleare nel passato.

Negli anni Sessanta l'Italia era tra i Paesi più avanzati nel settore nucleare e arrivò a essere uno dei maggiori produttori mondiali di energia atomica: poi il progressivo smantellamento post referendum. Il primo nel 1987 dopo il disastro di Chernobyl; il secondo nel 2011, poco dopo il Disastro di Fukushima, cancellò le norme per impedirne il ritorno. E ora ci risiamo: la Camera ha approvato la legge delega del Governo che apre la strada a quello che è stato battezzato come “nucleare sostenibile”. Il testo passa adesso all’esame del Senato.

"Il nucleare è da sempre la forma di produzione energetica moderna più sicura - garantisce Davide Tabarelli, presidente società indipendente di ricerca Nomisma Energia -. La fissione è la tecnologia anche dei nuovi reattori: questi sono dei reattori più piccoli, certamente più sicuri, ma semplicemente perché la tecnologia dà sempre più sicurezze".

L’esecutivo punta ad avere i decreti attuativi entro la fine dell’anno e i primi reattori operativi entro il 2034.

“Valutare il numero esatto degli impianti è ancora abbastanza difficile. Abbiamo definito un quantitativo di massima nel Pniec, stimato tra l'11% e il 22%, ma si tratta di una forbice molto larga. È così ampia perché sono ancora in corso le valutazioni sulle tecnologie, sulle modalità e su quali saranno i prodotti tecnologici effettivamente disponibili”, così il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Picchetto Fratin a margine della Conferenza stampa su approvazione legge delega su nucleare sostenibile.

La legge non autorizza ancora la costruzione di nuove centrali, ma definisce il quadro normativo per rilanciare il settore. Obiettivi: ridurre la dipendenza energetica dall’estero e contribuire alla decarbonizzazione. Oggi, ricorda il Governo, una quota significativa dell’energia importata dall’Italia proviene dal nucleare francese. Il piano guarda alle nuove tecnologie, inclusi i piccoli reattori modulari, alla ricerca sulla fusione e alla produzione di idrogeno.

Previsti circa 60 milioni di euro tra il 2027 e il 2029 per ricerca, progettazione e formazione di tecnici e ingegneri, oltre a fondi destinati all’informazione dei cittadini. Nessun nuovo referendum sarà necessario per l’approvazione della legge, perché le consultazioni che in passato hanno fermato il nucleare erano di tipo abrogativo e non hanno introdotto un divieto permanente. Una volta approvata la norma, però, opposizioni, Regioni o comitati di cittadini potrebbero promuovere un nuovo referendum per cancellarla. Nel frattempo si apre il dibattito su tempi, costi e localizzazione dei futuri impianti. 

Nel video le interviste a Davide Tabarelli (presidente della società indipendente di ricerca Nomisma Energia) e Gilberto Pichetto Fratin (ministro dell'Ambiente).





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