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Epatite C, in Emilia-Romagna oltre 500mila test in due anni: individuati più di mille casi

Uno screening regionale gratuito ha coinvolto la popolazione nata tra il 1969 e il 1989 e gruppi a rischio. Dati confortanti per la popolazione generale, ma resta alta l’attenzione sui soggetti vulnerabili.

22 lug 2025
Prevalence of Hepatitis C in the Emilia-Romagna Region of Italy: Population-Wide Screening
Prevalence of Hepatitis C in the Emilia-Romagna Region of Italy: Population-Wide Screening

Oltre 500mila cittadini si sono sottoposti allo screening gratuito per l’epatite C promosso dalla Regione Emilia-Romagna tra il 2022 e il 2024. I primi risultati, pubblicati sulla rivista Viruses, mostrano un quadro in chiaroscuro: poco più di mille i casi positivi, con una prevalenza contenuta nella popolazione generale ma ancora significativa tra i soggetti a rischio.

La campagna, la più ampia mai realizzata sul territorio regionale, ha coinvolto due target principali: la popolazione nata tra il 1969 e il 1989, di cui si è sottoposto al test il 37% (488.065 persone), e i gruppi ad alto rischio, in particolare detenuti e persone con dipendenze, con un’adesione del 73% (19.732 individui). Il risultato complessivo è di 1.032 casi positivi: circa 1 su 1.000 tra la popolazione generale e 24 su 1.000 tra i soggetti vulnerabili.

“Abbiamo fatto un passo importante nella lotta all’epatite C”, spiega Lamberto Manzoli, docente dell’Università di Bologna e coordinatore dello studio. “Ma per raggiungere pienamente gli obiettivi dell’OMS, che punta a ridurre del 65% la mortalità globale entro il 2030, è necessario estendere lo screening anche ad altri gruppi a rischio e alle fasce di età più anziane”.

L’iniziativa della Regione Emilia-Romagna si inserisce nel quadro delle strategie internazionali per contrastare una malattia che colpisce circa 70 milioni di persone nel mondo e provoca oltre 350.000 morti ogni anno. La diffusione rilevata in Emilia-Romagna rispecchia i dati dell’Europa Occidentale e si conferma più contenuta rispetto a quella dell’Est europeo.

Tuttavia, l’elevato tasso di positività tra i soggetti fragili richiede particolare attenzione nella fase post-diagnosi, spesso ostacolata da condizioni socio-sanitarie complesse. Lo studio conferma l’efficacia delle campagne mirate e la necessità di garantire continuità terapeutica per i soggetti più vulnerabili.





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