Logo San Marino RTV

Fallimento del Rimini Calcio, sequestrati beni per 8 milioni di euro. 7 indagati per truffa e reimpiego

Sette le persone indagate, tra cui un soggetto ritenuto vicino alla criminalità organizzata. Michele Lari (assessore allo sport): "Il Comune ha effettuato ripetute segnalazioni agli organi competenti sulle 'anomalie'"

10 giu 2026
Fallimento del Rimini Calcio, sequestrati beni per 8 milioni di euro. 7 indagati per truffa e reimpiego

Un sequestro preventivo d’urgenza da 8 milioni di euro e sette persone indagate. È il bilancio di un’operazione condotta dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia di Stato di Rimini, coordinate dalla Procura della Repubblica, nell’ambito di un’inchiesta che ruota attorno al fallimento del Rimini Calcio e all’utilizzo di crediti d’imposta inesistenti per ripianare debiti fiscali e contributivi.

Il provvedimento ha riguardato disponibilità finanziarie, crediti, immobili e quote societarie. Contestualmente, la Squadra Mobile e la Digos hanno eseguito perquisizioni nelle province di Rimini, Caserta, Monza-Brianza e Ascoli Piceno. Tra gli indagati figura anche un soggetto ritenuto vicino alla criminalità organizzata. Le ipotesi di reato, contestate a vario titolo, comprendono truffa aggravata, indebita compensazione, intestazione fittizia di beni, reimpiego di capitali illeciti e bancarotta fraudolenta.

Le indagini sono partite dalla cessione della proprietà del Rimini Calcio, avvenuta nell’agosto del 2025. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i nuovi amministratori sarebbero riusciti ad azzerare nel giro di pochi giorni debiti tributari e contributivi accumulati negli anni, per oltre 750 mila euro nei confronti di Erario, Inps e Inail, utilizzando però crediti fiscali successivamente risultati inesistenti.

Gli accertamenti hanno consentito di ricostruire la presunta filiera dei crediti. Questi sarebbero stati generati da una società con sede a Scafati, priva dei requisiti necessari e con partita Iva cessata, per poi essere ceduti a una seconda società con sede a Caserta, incaricata di commercializzarli su tutto il territorio nazionale. Parte dei crediti sarebbe infine confluita nella società sportiva riminese.

Nel corso dell’inchiesta sono inoltre emersi elementi che farebbero ritenere coinvolto nella gestione di fatto del club un soggetto già indagato in un altro procedimento coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno per associazione mafiosa ed estorsione, reati per i quali era stata disposta nei suoi confronti la custodia cautelare in carcere.

Secondo gli investigatori, le presunte condotte illecite accertate nella gestione della società, comprese operazioni ritenute distrattive ai danni dei creditori, avrebbero contribuito ad aggravare il dissesto economico del club. Una situazione che ha portato il Tribunale di Rimini a dichiarare il fallimento della società attraverso l’apertura della procedura di liquidazione giudiziale.

"Nonostante i tempi, questa è una buona notizia. Tutto ciò che contribuisce a fare chiarezza e a fare pulizia nel calcio va accolto positivamente. Come Amministrazione avevamo colto i segnali di allarme e per questo avevamo direttamente effettuato già la scorsa estate ripetute segnalazioni agli organi competenti sulle 'anomalie' che via via stavano emergendo", ha commentato Michele Lari, assessore allo sport del Comune di Rimini. "Se oggi emergono elementi così rilevanti - ha concluso -, è anche perché non abbiamo mai abbassato la guardia di fronte a una situazione che rischiava di consolidarsi e aggravarsi ulteriormente".







Riproduzione riservata ©