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Finti carabinieri derubano anziana di un milione: arrestati due uomini a Rimini

Si fingevano forze dell’ordine per entrare nelle case e svuotare i caveau. Recuperati oggetti da scasso, contanti e gioielli. Indagini ancora in corso.

1 ago 2025
Le immagini a circuito chiuso, diffuse dalla Polizia di Stato
Le immagini a circuito chiuso, diffuse dalla Polizia di Stato

Si erano finti carabinieri, con tanto di casacca contraffatta, e avevano convinto un’anziana a farli entrare in casa per effettuare un presunto controllo. In realtà si trattava di un elaborato raggiro che ha portato al furto di gioielli, orologi, monete e penne di pregio per un valore stimato di un milione di euro. Ora i due responsabili, italiani di 31 e 39 anni, sono stati arrestati dalla Squadra Mobile della Polizia di Bologna lo scorso 28 luglio nella provincia di Rimini, dove si nascondevano a bordo di due caravan.

Il colpo risale a maggio scorso in zona Barca, a Bologna. I due malviventi, appartenenti a famiglie sinti residenti tra Vercelli e Torino, avevano agito con estrema freddezza. Dopo aver finto che nella casa della donna fosse avvenuto un furto e che i responsabili fossero già stati arrestati, erano riusciti a farsi accompagnare in tutte le stanze e persino al caveau dove la vittima custodiva i suoi beni. Una volta presi i preziosi, si erano dileguati in pochi minuti, facendo perdere le proprie tracce.

Fondamentali per le indagini sono state le immagini delle telecamere di sorveglianza e la precisa descrizione fornita dalla vittima, che ha poi riconosciuto i due in foto. I malviventi si spostavano su una moto con targa contraffatta e utilizzavano motorhome come base mobile, parcheggiando le due ruote lontano dai camper per evitare collegamenti diretti.

La perquisizione nei camper ha portato al sequestro di indumenti usati per il furto, attrezzi da scasso, denaro contante, gioielli di dubbia provenienza e la moto utilizzata per avvicinare le vittime. Dei sei orologi Cartier con diamanti, parte della refurtiva dal valore di mezzo milione, al momento non c’è traccia.

I due, già noti alle forze dell’ordine per reati simili, si trovano ora nelle carceri di Rimini e Ravenna. Le indagini, coordinate dalla Procura di Bologna, proseguono per accertare eventuali altri colpi messi a segno con lo stesso metodo.





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