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Gambettola, traffico illecito di rottami e frode fiscale: sei arresti e sequestri per 12,5 milioni

L'operazione "Scrap Country" della Guardia di Finanza, coordinata dalla Dda di Bologna, ha portato alla scoperta di un presunto sistema di riciclaggio e false fatturazioni. Coinvolte 13 persone e due società.

11 giu 2026
Gambettola, traffico illecito di rottami e frode fiscale: sei arresti e sequestri per 12,5 milioni

Sei persone raggiunte da misure cautelari, 13 indagati complessivi e beni sequestrati per oltre 12,5 milioni di euro. È il bilancio dell'operazione "Scrap Country", condotta dalla Guardia di Finanza di Forlì-Cesena e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bologna, che ha fatto emergere un presunto sistema di traffico illecito di rifiuti metallici, riciclaggio e frode fiscale.

L'inchiesta ha preso avvio da una verifica fiscale su un'impresa del distretto dei rottami metallici di Gambettola, conclusa con rilievi per circa 22,5 milioni di euro e la denuncia dei vertici aziendali. Gli approfondimenti investigativi, supportati anche da intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno consentito di ricostruire un articolato meccanismo illecito.

Secondo gli investigatori, il materiale ferroso – tra cui rame, bronzo, ottone, acciaio e ferro – veniva acquistato "in nero" da un imprenditore romagnolo utilizzando denaro contante proveniente da soggetti campani. I rottami venivano poi trasferiti, tramite autotrasportatori compiacenti, a una società della provincia di Pesaro, dove sarebbero stati temporaneamente stoccati per creare una falsa documentazione sull'origine della merce.

La società marchigiana avrebbe quindi emesso fatture per operazioni inesistenti per oltre 16 milioni di euro, consentendo la successiva vendita dei metalli a fonderie e impianti di recupero. Il denaro ottenuto sarebbe poi rientrato nella disponibilità del gruppo attraverso ulteriori operazioni commerciali fittizie, alimentando un circuito di riciclaggio e nuovi acquisti non tracciati.

L'operazione, realizzata con il supporto dello Scico e dei reparti territoriali di Napoli, Pesaro-Urbino e Milano, ha coinvolto anche due società di capitali. Le accuse contestate a vario titolo comprendono traffico illecito di rifiuti, riciclaggio ed emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.






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