Una lunga chiazza di sostanza oleosa ha percorso quasi 30 chilometri nel Naviglio Grande, dalla zona di Magenta fino a Milano, dove ha raggiunto anche la Darsena. Da venerdì 4 settembre vigili del fuoco, Protezione civile e tecnici ambientali stanno cercando di contenere lo sversamento, mentre restano ancora da chiarire due questioni fondamentali: che cosa sia finito esattamente nell’acqua e da dove provenga.
Tutto è cominciato nel pomeriggio di venerdì nella zona di Pontevecchio di Magenta, a ovest di Milano. Durante alcuni interventi programmati sulla rete fognaria è stata individuata una grande quantità di sostanza oleosa, inizialmente indicata come probabile gasolio. La sostanza è poi finita nel Naviglio Grande e ha cominciato a spostarsi verso Milano, trasportata dalla corrente. È iniziata così una corsa contro il tempo per cercare di fermarla prima che potesse percorrere l’intero corso d’acqua e raggiungere la città. Nelle ore successive sono state posizionate barriere galleggianti e panne assorbenti in diversi punti del Naviglio. Questi dispositivi servono a intercettare e trattenere gli idrocarburi che rimangono sulla superficie dell’acqua, permettendo poi di aspirarli e recuperarli. Gli interventi hanno interessato diversi comuni lungo il percorso, da Magenta verso Abbiategrasso, Robecco sul Naviglio e Gaggiano, fino alle porte di Milano. Ma non è stato possibile bloccare completamente la sostanza.
Una delle principali preoccupazioni riguarda però ciò che si trova fuori dal corso principale del Naviglio. Dal sistema dei canali partono infatti numerose rogge utilizzate per irrigare i campi del Milanese.
Il Parco del Ticino ha segnalato possibili danni alla fauna ittica e più in generale alla biodiversità. Sono stati inoltre trovati uccelli entrati in contatto con la sostanza oleosa. Tra questi almeno un cigno reale, recuperato dopo essere stato trovato con il piumaggio imbrattato e affidato alle cure necessarie. Il problema degli idrocarburi in acqua, infatti, non riguarda soltanto l'inquinamento visibile in superficie. Le sostanze possono entrare in contatto con pesci, uccelli e altri organismi e depositarsi lungo le sponde. Per capire l'entità reale dei danni serviranno quindi ulteriori controlli anche dopo la conclusione delle operazioni di emergenza.
La Regione Lombardia ha fatto sapere che il fenomeno risulta in via di esaurimento.