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I big del M5S aspettano il voto su Rousseau di domani. Di Maio: "Da questo dipende l'esecutivo"

A premere per l'alleanza col Pd è inaspettatamente Beppe Grillo, in polemica col leader del Movimento. Intanto impazza il totoministri

di Francesca Biliotti
2 set 2019
Luigi Di Maio. Foto Ansa
Luigi Di Maio. Foto Ansa

All'incontro con ministri e sottosegretari uscenti del M5S le parole di Luigi Di Maio, ancora una volta, sarebbero state tutte sulla piattaforma Rousseau, domani chiamata ad avallare o a rigettare la nascita dell'alleanza col Pd. “Il nuovo esecutivo dipende dal voto degli iscritti”, avrebbe detto, ed anche il capogruppo Patuanelli gli ha fatto eco: “Se dovessero prevalere i no, il presidente del Consiglio incaricato dovrà sciogliere la riserva di conseguenza, ossia in modo negativo”. Mentre il senatore leghista Crippa sostiene di essere stato contattato da 9 senatori Cinquestelle che sarebbero pronti a votare no al governo, chi preme per un accordo col Pd è invece Beppe Grillo, che nella sua ultima uscita sembra aver tirato le orecchie proprio al recalcitrante Di Maio. Le consultazioni di Conte intanto sarebbero chiuse con la giornata di oggi, dopo gli incontri coi terremotati del centro Italia e delle persone con disabilità. Quanto al totoministri, che nel frattempo e come da tradizione impazza, Conte ha anche ribadito di non volere un esecutivo solo al maschile: perfino al Viminale salgono le quotazioni dell'ex prefetta di Milano Luciana Lamorgese, insieme ai nomi di Franco Gabrielli, capo della polizia, o addirittura di Raffaele Cantone che ha appena lasciato l'autorità Anticorruzione. Al ministero del Lavoro altro nome femminile, quello di Teresa Bellanova, mentre alla Cultura si parla di Anna Ascani, vicepresidente del Pd. All'economia il più nominato è invece Carlo Cottarelli, già indicato dallo stesso presidente Mattarella come capo del governo in un eventuale esecutivo tecnico.