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Il ministro Giorgetti difende la manovra di bilancio: "Ci hanno massacrato, ma siamo nel giusto"

Per il titolare dell'Economia non è vero che le misure favoriscono i ricchi, come sostengono Bankitalia, Corte dei Conti, Istat e Upb

di Francesca Biliotti
10 nov 2025
Il ministro Giorgetti difende la manovra di bilancio: "Ci hanno massacrato, ma siamo nel giusto"

La manovra di bilancio si prepara alla prova delle modifiche parlamentari, con gli emendamenti dei partiti attesi per venerdì in Senato. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti si trova costretto a difendere le scelte del governo: “Siamo stati massacrati – dice – per aver cercato di aiutare non i ricchi, ma chi guadagna “cifre ragionevoli” - puntualizza – Ma noi pensiamo di essere nel giusto”. Le critiche, in particolare da parte di Banca d'Italia, Corte dei Conti, Istat e Ufficio parlamentare di bilancio, erano sul taglio dell'Irpef, le cui risorse dovevano aiutare il ceto medio, mentre secondo loro avvantaggerebbero i ceti più abbienti. “Bisogna capire cosa si intende per ricco – insiste il ministro – uno che guadagna 45mila lordi, quindi 2mila netti al mese?”. La segretaria del Pd Schlein insiste a sua volta: “La misura darà 30 euro l'anno in più a chi guadagna 30mila euro, ma ne darà 440 in più all'anno a chi ne guadagna 199mila, quindi una volta ancora stanno aiutando i più ricchi”.

“Giorgia Meloni continua a dire che con la destra al governo non ci sarà mai una tassa sulle grandissime ricchezze – rileva Nicola Fratoianni, Alleanza Verdi-Sinistra, riferendosi alla patrimoniale ventilata dalla sinistra – Questo lo sappiamo bene, infatti con loro c’è una pressione fiscale record su chi lavora, mentre diminuiscono i fondi alla sanità e, quindi, aumenta l'ingiustizia”. È poi ancora scontro sulle risorse per il cinema, ossia sul decreto con cui il ministro della Cultura Giuli ha annunciato il rifinanziamento del Fondo per il cinema e l'audiovisivo con 100 milioni di euro di “somme inutilizzate dal 2022”, come boccata di ossigeno dopo i tagli voluti dalla manovra. Per produttori e industrie del settore quei soldi derivano dalla dote dei contributi automatici già maturati dalle imprese e solo in attesa di essere sbloccati, nel mirino dell'opposizione finisce il probabile stop della Ragioneria generale dello Stato al provvedimento. L'uso di quelle risorse non sarebbe infatti compatibile con le nuove regole del Patto di Stabilità, che impediscono il riutilizzo dei cosiddetti residui, cioè le somme non spese.





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