“Una pietra miliare verso la neutralità climatica entro il 2050”: la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen saluta così l'accordo raggiunto dai ministri dell'Ambiente. Taglio delle emissioni del 90% entro il 2040 e una serie di flessibilità per rendere la traiettoria meno rigida. L'intesa, arrivata a Bruxelles dopo oltre 24 ore di negoziati, prevede la possibilità di contabilizzare nel bilancio delle emissioni fino al 5% di crediti internazionali di carbonio extra Ue.
Un ulteriore 5% di crediti esteri potrà essere acquistato dai Paesi per coprire gli sforzi nazionali. Il testo conferma una clausola di revisione su base biennale a seguito di una valutazione da parte della Commissione della legge sul clima. Il ministro dell'Ambiente Pichetto Fratin canta vittoria: parla di “buon compromesso” e di successo per l’Italia, ottenuto dopo una “lunga e difficile trattativa”.
“La Commissione – commenta il ministro – ha riconosciuto che le istanze che portavamo avanti erano rilevanti ed equilibrate”. Tra i punti qualificanti ottenuti dal Belpaese spicca lo slittamento al 2028 dell’entrata in vigore del sistema ETS2, che estende il mercato del carbonio a trasporti e riscaldamento. Altra vittoria rivendicata è il riconoscimento esplicito del ruolo dei biocarburanti per la transizione nei trasporti in chiave di neutralità tecnologica.
Pichetto ha quindi ringraziato la Commissione, il presidente del Consiglio europeo e i dieci Paesi che hanno sostenuto la posizione italiana. Non tutti, però, usano gli stessi toni trionfalistici. Il think tank per il clima Ecco, pur riconoscendo l’accordo come un “segnale positivo” che chiarisce la posizione europea in vista della COP30, ritiene controverso il ruolo giocato dall'Italia e che la flessibilità ottenuta possa costarle dai 15 ai 21 miliardi di fondi europei, essenziali per accompagnare cittadini e imprese nel percorso di transizione.
Amaro il commento del WWF: Gli Stati membri – scrive – sostengono di aver concordato un obiettivo del 90%, ma si tratta solo di un gioco di prestigio. La cifra reale sarà inferiore all'85%. L'UE dovrebbe dare l'esempio, non sfruttare le scappatoie. La palla passa ora al Parlamento europeo, che voterà la sua posizione alla fine di novembre.