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Istat, a causa del covid persi 600 mila occupati. 2 milioni e 100 mila famiglie a rischio povertà assoluta

30 lug 2020
Istat, a causa del covid persi 600 mila occupati. 2 milioni e 100 mila famiglie a rischio povertà assoluta

Da febbraio 2020 il livello di occupazione è sceso di circa 600 mila unità e le persone in cerca di lavoro sono diminuite di 160 mila. Gli inattivi, invece, sono 700 mila in più. Sono gli ultimi, preoccupanti, dati dell'Istat.

Le spese della crisi sanitaria causata dal coronavirus, ha anche un triste risvolto economico. Le famiglie italiane a rischio povertà assoluta sono 2,1 milioni in più, dove almeno un componente lavora in maniera non regolare. Di queste "1.059.000 famiglie vivono esclusivamente di lavoro irregolare" spiegano i dati. Tra i lavoratori ci sono "2,9 milioni di working poor" e gli irregolari "sono più di 3,3 milioni".

Sul fronte occupazionale i più colpiti sono soprattutto i giovani e le donne. Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni), infatti, è aumentato al 27,6%, in rialzo di 1,9 punti rispetto al mese precedente. Le donne occupate sono 86 mila in meno. A essere colpiti, questa volta, i dipendenti con il "posto fisso", che si riducono di 60 mila. Gli occupati aumentano invece tra gli uomini (+39mila), i dipendenti a termine, gli autonomi e gli ultracinquantenni.

Il tasso di disoccupazione, a giugno, risale all'8,8%, in aumento di 0,6 punti rispetto a maggio. Mentre la crescita delle persone in cerca di lavoro è "consistente", pari a 149mila unità in più (+7,3%). Il rialzo "riguarda soprattutto gli uomini (+9,4% pari a +99mila unità, contro il +5,0%, pari a +50mila, delle donne) e interessa tutte le classi di età". 

Le retribuzioni contrattuali orarie medie sono cresciute dello 0,6% a giugno 2020 su base annua come nei due mesi precedenti e nell'insieme del primo semestre. Una dinamica "molto moderata" che non accenna ad accelerare visto che l'indice mensile è aumentato dello 0,1% rispetto a maggio 2020, e, secondo l'istituto, "potrebbe mostrare caratteristiche di elevata persistenza". Pesano il rallentamento della contrattazione per l'incertezza derivante dal Covid e le previsioni dell'inflazione per il 2020 e 2021, "ampiamente inferiori al punto percentuale".