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Istituto di Sanità sull'andamento dell'epidemia: "Criticità resta bassa, lieve aumento in alcune aree"

Nella settimana dall'8 al 14 giugno il Lazio fa peggio della Lombardia. Rezza: "Più casi per focolai ma anche per intensa attività di screening"

di Francesca Biliotti
19 giu 2020
Istituto di Sanità sull'andamento dell'epidemia: "Criticità resta bassa, lieve aumento in alcune aree"
Istituto di Sanità sull'andamento dell'epidemia: "Criticità resta bassa, lieve aumento in alcune aree"

Pubblicato l'ultimo report dell'Istituto superiore di sanità sul monitoraggio dell'andamento epidemiologico in Italia. La criticità resta bassa, ma c'è un lieve aumento in alcune aree. E' l'estrema sintesi di quanto accaduto in Italia tra l'8 e il 14 giugno, riferisce l'Istituto superiore di Sanità nel suo monitoraggio settimanale. “In alcune zone – si legge – continua ad essere segnalato un numero di nuovi casi elevato. Questo deve invitare alla cautela, denota che in alcune parti del Paese la circolazione di Sars-Cov-2 è ancora rilevante”. L'aumento dei casi è dovuto anche alla maggiore attività di screening, dice l'epidemiologo Giovanni Rezza, ma non solo. Nella settimana in esame il Lazio, con due focolai a Roma, fa peggio della Lombardia in quanto a contagi, dove invece oggi calano sia i nuovi casi sia i decessi, come del resto in tutta Italia. Intanto nel mondo i contagi superano gli 8 milioni e mezzo: i primi tre Paesi per numero di casi, Stati Uniti, Brasile e Russia, sono il 44% del totale. In Brasile Medici senza frontiere lancia l'allarme, alti tassi di mortalità a Rio de Janeiro, San Paolo e Boa Vista, oltre allo stato di Amazonas dove in certe località il 100% dei pazienti che arrivano in ospedale muore. Anche l'India conta 380mila contagi e 12.500 morti: tra i positivi anche il ministro della Salute, ricoverato in terapia intensiva. A Pechino isolato il Peking University International Hospital, fiore all'occhiello della sanità della capitale cinese, dopo che un'infermiera è risultata positiva.

Nel video l'intervento di Giovanni Rezza, epidemiologo Istituto superiore di Sanità