Qual è l'impatto reale e diretto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione? Il dibattito dell'ultimo periodo, insieme a notizie diffuse a mezzo stampa, hanno riportato al centro il tema dei licenziamenti causati dall’AI; in realtà, secondo manager ed esperti, non si osserva “uno stravolgimento delle occupazioni esistenti”, nonostante ci siano categorie più esposte di altre al rischio. "Una delle categorie più colpite sono i giovani. I giovani tra i 22 e i 25 anni, - osserva Marco Amicucci, Ad Skilla - ad esempio, sono quelli che ambiscono ad entrare in un mercato di lavoro caratterizzato da professioni ad alta esposizione dell'intelligenza artificiale, come i traduttori, i copywriter e gli sviluppatori software. Ecco, statisticamente si osservano che c'è stato un calo dell'occupazione non tanto causata da licenziamenti, ma proprio perché gli ingressi sono ridotti. Si assume di meno in quelle categorie dei lavoratori più colpiti dall'AI".
Resta un pressante problema di preparazione allo strumento, in Italia più che altrove, con evidente ritardo nei dati europei. Ma Amicucci invita a non confondere la competenza con il tecnicismo. "Non dobbiamo dare a tutti una patente di intelligenza artificiale, un'alfabetizzazione diffusa, - osserva - ma la capacità di capire cosa è questa tecnologia, cosa può fare e cosa no, quando fidarsi e quando no, come usarla nel proprio mestiere in modo consapevole e responsabile. Il punto di partenza sono le basi. Non servono solo corsi di programmazione, ma per la grande massa dei lavoratori italiani serve capire le logiche di fondo, come la patente. Si studiano le regole e poi si sale in macchina".
Nel video l'intervista a Marco Amicucci, Ad Skilla.