Entro settembre sarà online, sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, un’applicazione dedicata agli enti locali per censire tutti gli autovelox presenti sul territorio. Comuni, Province e Regioni avranno due mesi di tempo per inserire i dati richiesti: conformità, marca e modello di ciascun dispositivo. L’annuncio arriva dopo l’allarme del Codacons, che aveva ipotizzato un blocco generalizzato degli apparecchi in attesa del decreto attuativo.
Il MIT non entra nei dettagli del testo (atteso per il 19 agosto), ma ribadisce la finalità dell’operazione: per il dicastero guidato da Matteo Salvini si tratta di una “straordinaria operazione verità”, anche alla luce della “totale mancanza di mappature precise degli autovelox”. L’obiettivo dichiarato è garantire l’uso esclusivo di strumenti che aumentano la sicurezza stradale: non saranno tollerati dispositivi fuori norma o utili “più a fare cassa che a prevenire” comportamenti scorretti alla guida.
Secondo il Codacons, però, la norma – contenuta nel Decreto Infrastrutture (legge n. 105/2025) – prevede che la comunicazione al MIT sia condizione necessaria per l’uso legittimo degli apparecchi. Gli enti devono trasmettere non solo localizzazione e dati tecnici, ma anche omologazione e modello. Chi non adempie, non potrà utilizzare gli autovelox.
Il nodo, sottolinea l’associazione, è che agli enti manca ancora il modulo digitale con cui inviare le informazioni: il decreto attuativo che lo introduce deve essere varato entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge (20 luglio), dunque entro il 19 agosto. Da quel momento scatterebbero i 60 giorni per completare l’upload. In assenza del decreto, dal 18 ottobre gli apparecchi “dovranno essere disattivati”, sostiene il Codacons.
Il contenzioso si inserisce in un caos che, sempre secondo l’associazione, dura da 16 mesi, ossia da quando ad aprile 2024 la Cassazione ha dichiarato nulle le multe elevate con strumenti approvati ma non omologati. Oggi quasi il 60% degli autovelox fissi e oltre il 67% dei mobili, oltre a non essere omologati, sarebbero stati approvati prima del 2017, con il rischio di una pioggia di ricorsi.
Il MIT rivendica il giro di vite come intervento di trasparenza e sicurezza; il Codacons teme uno stop a macchia d’olio. La partita si gioca ora sulle scadenze: decreto attuativo a metà agosto e piattaforma attiva a settembre. Poi, per gli enti locali, il conto alla rovescia di 60 giorni.