Nuovo anno e nuovi aumenti dei pedaggi autostradali. Dal 1° gennaio 2026 sono entrati in vigore i rincari delle tariffe, adeguati all’inflazione con un incremento medio dell’1,5%, come comunicato dal ministero dei Trasporti. Secondo l’indagine condotta da Altroconsumo su 38 tratte nazionali, però, gli aumenti non sono omogenei: l’incremento medio rilevato è dell’1,1%, ma il peso reale varia sensibilmente in base ai chilometri percorsi e alle aree del Paese.
In Emilia-Romagna i rincari si traducono, nella maggior parte dei casi, in aumenti compresi tra 10 e 20 centesimi a tratta. Cifre che possono apparire contenute, ma che diventano significative se moltiplicate per l’uso quotidiano dell’autostrada da parte di pendolari e lavoratori.
I nuovi costi sulle principali tratte regionali:
- A14 San Lazzaro–Ravenna: aumento di 10 centesimi, costo di 7,92 euro ogni 100 km
- A14 San Lazzaro–Ancona Nord: rincaro di 20 centesimi, 7,89 euro ogni 100 km
- A14 San Lazzaro–Rimini Nord: +10 centesimi, 7,88 euro ogni 100 km
- Bologna Borgo Panigale–Verona Sud: +10 centesimi, 6,91 euro ogni 100 km
- Bologna Borgo Panigale–Modena Sud: nessun aumento, 7,92 euro ogni 100 km
La tratta più cara in regione risulta quindi la San Lazzaro–Ravenna, che eguaglia il costo della Bologna Borgo Panigale–Modena Nord, pur senza rincari.
Altroconsumo ha utilizzato l’indicatore del costo ogni 100 chilometri per confrontare tratte di diversa lunghezza, dividendo il pedaggio per i chilometri percorsi e moltiplicando il risultato per 100. A livello nazionale emergono situazioni più critiche: la Novara Est–Milano Ghisolfa supera i 14 euro ogni 100 km, mentre altre direttrici del Lazio, della Campania e dell’Adriatico oltrepassano stabilmente i 10 euro.
Circa un terzo delle tratte analizzate non registra aumenti nel 2026, soprattutto nel Nord-Ovest e in Sicilia. Il risultato, conclude Altroconsumo, è un sistema tariffario frammentato, con forti differenze territoriali che pesano in modo diseguale sugli automobilisti.