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Rimini: carrello della spesa +5,4%. Federconsumatori: "Serve un tavolo di controllo prezzi"

È la città con l'inflazione più alta del Paese nel mese di luglio 2025

12 ago 2025

Una nuova spinta al rialzo dei prezzi che preoccupa perché gli aumenti a Rimini riguardano settori vitali come alimentazione, ristorazione e strutture ricettive. La prima è aumentata del 5,4%, le altre due assieme del 7,3%.

Nel carrello della spesa numeri da capogiro: per caffè, te e cacao il 28%; frutta +9%, zucchero, miele e confetture, carni 7%, latte formaggi e uova 6%. Aumenti che pesano sulle famiglie medie e meno abbienti. 

"L'inflazione ha ricominciato a correre in maniera abbastanza preoccupante - commenta Graziano Urbinati, presidente Federconsumatori Rimini -. Questa situazione, se rimane così, peserà sulle tasche dei riminesi per circa 800 euro in più all'anno, di cui 210 circa sono per le spese alimentari. Sono naturalmente beni di prima necessità di cui un cittadino non può farne a meno. C'è da segnalare che questo fenomeno può essere la conseguenza anche del fatto che Rimini sia una città turistica. La spesa costa circa l'1% in più rispetto alle altre città della nostra regione".

Un trend che rischia di aggravarsi alla luce dei dazi – sottolinea Federconsumatori – che potrebbero avere ripercussioni importanti sulla produzione e sul mercato interno.

"Servirebbe un tavolo di controllo prezzi - continua Urbinati -, cioè cercare di far sì di evitare le speculazioni che purtroppo sul territorio ci sono e sono molto forti. Naturalmente occorrerebbero degli interventi: sicuramente bisogna dare più reddito alle persone, intervenire ad esempio riducendo l'Iva sui beni alimentari. Noi abbiamo calcolato che questo comporterebbe un risparmio di oltre 500 euro all'anno".

Nel video l'intervista a Graziano Urbinati (presidente Federconsumatori Rimini)





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