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Sabotaggio Nord Stream, via libera all’estradizione in Germania di Kuznietsov

L'uomo, ex militare ucraino, era stato arrestato il 20 agosto in un camping nel riminese. Il difensore pronto al ricorso in Cassazione: "Violati diritti fondamentali"

17 set 2025
Sabotaggio Nord Stream, via libera all’estradizione in Germania di Kuznietsov

Dovrà essere consegnato alle autorità tedesche Serhii Kuznietsov, l'ex capitano dell'esercito ucraino arrestato su mandato europeo nel riminese il 20 agosto con l'accusa di aver sabotato nel settembre 2022 i gasdotti Nord Stream 1 e 2.

La decisione è arrivata ieri dalla Corte d'Appello di Bologna che ha disposto la consegna alla Suprema Corte Federale di Cassazione della Germania. La decisione arriva dopo l'udienza del 9 settembre.

I giudici felsinei hanno respinto tutte le eccezioni avanzate dal difensore. Tra queste il fatto che l'ex capitano, in quanto soldato che ha eseguito gli ordini, sia sottoposto ad 'immunità funzionale'. Per i giudici, infatti, "la circostanza che il danneggiamento dei gasdotti Nord Stream sia stato compiuto nell'ambito di un'operazione militare agli ordini dell'esercito di Kiev non risulta da alcun elemento indicato dallo Stato richiedente, posto che gli inquirenti tedeschi nel Mae non esplicitano che i fatti in oggetto dell'accusa siano stati commessi da un militare, nell'ambito di una operazione ordinata dall'esercito dello Stato ucraino in vigenza della legge marziale in quanto in guerra con la Russia".

Peraltro, sottolinea la Corte, bisogna considerare soprattutto che "il sabotaggio è commesso al di fuori del teatro di guerra, in un Paese terzo ed in acque internazionali, in danno anche di un Paese, la Germania, non coinvolto nel conflitto". Secondo la Corte non esiste poi alcun motivo di rifiuto della consegna legato al principio del 'ne bis in idem', in quanto, secondo la difesa, per gli stessi fatti avrebbe già proceduto un altro Stato dell'Ue, la Danimarca, disponendone l'archiviazione. "Non può aderirsi a questa sollecitazione. Si tratta di notizia - sottolineano i giudici bolognesi - riportata da un organo di stampa in termini del tutto generici, riferita ad un provvedimento di archiviazione intervenuto in una fase del procedimento in cui non vi è alcun riferimento alla individuazione di possibili responsabili, men che meno il comandante ucraino Serhii Kuznietsov".

Tra le eccezioni respinte, anche il rischio che l'ucraino durante la carcerazione sia sottoposto a trattamenti di inumani e degradanti. La Corte, infatti, dopo aver acquisito ulteriori informazioni in merito dalle autorità tedesche (come chiesto dalla difesa), anche sulle dimensione e lo stato delle celle detentive, ritiene "che le informazioni pervenute siano sufficienti a scongiurare il rischio che Kuznietsov Serhii venga sottoposto a trattamenti inumani e degradanti, sicché deve escludersi anche tale causa ostativa della consegna".

"Non possiamo concordare - dice l'avvocato Canestrini - con la decisione. Il Collegio ha respinto tutte le eccezioni sollevate dalla difesa, nonostante le gravi preoccupazioni espresse in ordine alla violazione dei diritti fondamentali. Riteniamo, invece, che questo procedimento sollevi questioni cruciali sul principio del ne bis in idem, sul riconoscimento dell'immunità funzionale prevista dal diritto internazionale e sulla tutela della dignità umana nelle condizioni di detenzione. È pertanto indispensabile impugnare questa decisione dinanzi alla Corte di Cassazione, affinché sia effettuato un controllo sulle gravi violazioni dei diritti fondamentali del nostro assistito".

In particolare la difesa sottolinea che a Kuznietsov "non è stato consentito di partecipare personalmente alle proprie udienze, né di avere pieno accesso agli atti del procedimento in Germania, con evidente lesione del diritto a un equo processo; l'interpretazione fornita durante le udienze è stata del tutto inadeguata, pregiudicando gravemente l'effettività della difesa: in più occasioni sono state fornite solo sintesi parziali e non traduzioni integrali degli interventi, circostanza giuridicamente inaccettabile". Inoltre la magistratura italiana, nel corso del procedimento, "ha fatto riferimento a una qualificazione giuridica di 'terrorismo' non contenuta nel mandato emesso dall'autorità tedesca, in violazione del principio di specialità e del vincolo di corrispondenza tra i fatti contestati e l'oggetto della consegna; nondimeno, contraddittoriamente, la consegna non è stata disposta per terrorismo".

"Lo status del mio assistito quale appartenente alle forze armate ucraine nel periodo rilevante non può essere ignorato. Inoltre, permane il rischio concreto di violazione di ulteriori diritti fondamentali, incluso quello a non subire trattamenti detentivi inumani o degradanti in caso di consegna", continua Canestrini per cui "solo la Suprema Corte potrà garantire il necessario controllo sulle garanzie fondamentali in gioco, che non possono essere sacrificate in nome di una cooperazione giudiziaria automatica". 





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