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Stop Ue a benzina e diesel dal 2035, per l'Italia "errore grave"

Ora manca solo l'ultimo passaggio. Per il ministro dell'Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin “serve maggiore gradualità”. “C’è un rischio occupazione” ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso

15 feb 2023

Via libera definitivo - con 340 voti a favore, 279 contrari e 21 astensioni - da parte del Parlamento Europeo per l'accordo raggiunto dal Consiglio nel novembre del 2022 per lo stop alla vendita di nuove auto diesel e benzina a partire dal 2035; misura contenuta nel pacchetto "Fit for 55", che stabiliste il percorso verso l'azzeramento delle emissioni di CO2 per i nuovi autoveicoli. Il testo dovrà ora essere formalmente approvato anche dal Consiglio, prima di essere diventare legge a tutti gli effetti dell'UE.

Sono previsti scalini intermedi. Gli obiettivi di riduzione delle emissioni per il 2030 sono fissati al 55% per le automobili e al 50% per i furgoni. Inoltre la Commissione presenterà entro il 2025 una metodologia per valutare e comunicare i dati sulle emissioni di CO2 durante il ciclo di vita delle autovetture e dei furgoni venduti sul mercato dell'UE, corredata da eventuali proposte legislative; e il monitoraggio dei valori reali dei consumi di carburante ed energia dal dicembre del 2026. Eventualmente potrà poi proporre delle alternative alle regole appena approvate. In pratica, aprire le porte a e-fuels e biocarburanti.

Gli incentivi per i veicoli a zero e basse emissioni, che premia i produttori che vendono più veicoli di questo tipo, sarà rivisto e adattato al fine di soddisfare le tendenze commerciali previste. Dal 2025 al 2029, il parametro di veicoli a emissioni zero è fissato al 25% per le vendite di autovetture nuove e al 17% per i furgoni nuovi, ma a partire dal 2030 l'incentivo sarà eliminato.

“Acquistare e guidare autovetture a emissioni zero diventerà meno oneroso per i consumatori e porterà a un rapido sviluppo del mercato di seconda mano. Guidare in modo sostenibile diventerà accessibile a tutti”, commenta il relatore Jan Huitema.

"Io sono un grande sostenitore dell'auto elettrica ma gli obiettivi ambiziosi vanno raggiunti sul serio, non solo sulla carta: ecco perchè" sullo stop a benzina e diesel nel 2035, approvato ieri dal Parlamento Europeo "l'Italia avanzerà una sua controproposta: limitare la riduzione al 90%, dando la possibilità alle industrie di adeguarsi". Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

“Il governo ha manifestato a più riprese le proprie perplessità sui tempi e i modi che ha stabilito l'Europa per il superamento dei motori a benzina e diesel. L'automotive italiana esprime da sempre talento ed eccellenza, rappresenta il 20% del Pil ed è un comparto strategico che dà lavoro a 250.000 persone", ha dichiarato in una nota invece il ministro dell'Ambiente e Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. "Ora – ha aggiunto – dobbiamo procedere su due direttrici: da un lato promuovere una maggiore gradualità nello stop alla commercializzazione dei veicoli, dall'altro spingere al massimo nella produzione dei biocarburanti, che rappresentano una filiera pulita che consentirebbe di mantenere l'attuale impostazione del sistema produttivo dell'automotive". "Gli obiettivi ambientali – ha concluso il ministro – non sono in discussione: benzina e diesel sono inquinanti per le nostre città e incidono negativamente sull'effetto serra. Crediamo però che questa 'exit strategy' debba condurre a medio termine a un comparto riconvertito più forte, con salde prospettive di sviluppo che tutelino professionalità e posti di lavoro".

“Dobbiamo confrontarci con l’Ue perché i tempi e i modi” della direttiva Ue sulle auto green “non coincidono con la realtà europea e italiana”, ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ai microfoni di “Radio anch’io” su Rai Radio1. “La strategia è accelerare gli investimenti sulle nuove tecnologie, gli stabilimenti, la filiera delle batterie elettriche e nella realizzazione delle colonnine elettriche. Siamo in estremo ritardo. In Italia – ha ricordato il ministro – ci sono solo 36 mila punti di ricarica, si è fatto poco”. Il ministro ha sottolineato anche il rischio occupazionale che l’eventuale stop alle auto a benzina porterebbe. "Gli incentivi per le macchine elettriche sono rimasti in gran parte inutilizzati - sottolinea - perché le macchine elettriche costano troppo”. “Siamo impegnati affinché nella clausola di revisione del 2026 ci sia la possibilità di determinare altre tempistiche e modalità”, ha continuato. “Perché poi non utilizzare altre fonti che esistono, come il bio-combustibile, il bio metano e a breve anche l’idrogeno? Non bisogna avere una visione ideologica del ‘solo elettrico’”, ha poi concluso il ministro.

Anche alcune case automobilistiche hanno storto il naso di fronte alla deadline e in particolare alla decisione di concentrarsi quasi esclusivamente sulle auto elettriche. Honda, ad esempio, sta investendo massicciamente nell'idrogeno, mentre Toyota ha spiegato perchè sia sbagliato puntare tutto sull'elettrico in maniera molto dettagliata e proponendo valide alternative.





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