Nelle aree rurali romagnole, ma non solo, dove il lupo è tornato a vivere stabilmente, il dibattito sulla sua presenza accompagna ormai la quotidianità di allevatori e amministratori locali. Ieri, con l’approvazione della legge di delegazione europea, la Camera dei Deputati ha segnato un passaggio chiave: lo status del grande predatore cambia e si apre la possibilità di interventi più diretti, inclusi abbattimenti controllati.
È una svolta attesa da chi chiede strumenti per gestire un ritorno diventato complesso, ma temuta da chi vede nel provvedimento un arretramento nella tutela della fauna selvatica. Mentre il testo passa ora al Senato, il confronto rimane acceso e il lupo torna al centro della scena, simbolo di un equilibrio ancora da costruire. Se confermata, sarà il governo a definire, attraverso decreti attuativi, quali strumenti mettere concretamente a disposizione delle regioni.
Con il nuovo quadro normativo la protezione resta, ma viene meno l’obbligo della tutela “rigorosa”, aprendo alla possibilità di misure di controllo in situazioni considerate critiche. Secondo il governo, questo aggiornamento risponde alla necessità di “armonizzare” la gestione del lupo con quella degli altri Paesi europei e di fornire agli enti locali strumenti più flessibili per intervenire quando si verificano danni agli allevamenti o casi di particolare problematicità.
“Serve equilibrio”, viene ribadito dai promotori del provvedimento, che vedono nel declassamento uno strumento per “affiancare la conservazione della specie alla tutela delle attività umane”. Durissima la reazione delle associazioni ambientaliste e animaliste, che parlano di “scelta politica, non scientifica”, accusando Parlamento e governo di cedere alle pressioni di una parte del mondo agricolo.