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Violenza di genere in Valmarecchia, 56 richieste di aiuto nel 2025

Emanuel Peruzzi, assessore ai Servizi sociali del Comune di Sant’Agata Feltria: "La violenza domestica è una piaga silenziosa che abita anche i nostri borghi”

13 mag 2026
Violenza di genere in Valmarecchia, 56 richieste di aiuto nel 2025

La violenza di genere in Valmarecchia si consuma soprattutto dentro casa, per mano di mariti, compagni, ex partner e familiari. È il quadro che emerge dai dati 2025 raccolti dai Servizi sociali dell’Unione dei Comuni della Valmarecchia: 56 gli accessi ai centri antiviolenza del territorio, di cui 49 da parte di donne italiane. Nella quasi totalità dei casi l’aggressore è il partner o un familiare: 39 donne hanno denunciato violenze da parte del compagno attuale, 9 dall’ex partner e 6 da altri familiari.

Solo due episodi sono riconducibili ad ambiti esterni alla famiglia. La violenza psicologica è presente in tutti i casi presi in carico, mentre 39 donne hanno subito anche violenze fisiche, 31 forme di ricatto economico e 14 violenze sessuali. Particolarmente rilevante il dato relativo ai figli: 42 delle 56 donne coinvolte sono madri e hanno chiesto aiuto anche per proteggere i propri bambini.

Per contrastare il fenomeno, l’Unione dei Comuni gestisce sportelli antiviolenza a Santarcangelo, Verucchio e Novafeltria, finanziati dalla Regione Emilia-Romagna con circa 60mila euro l’anno. I centri garantiscono ascolto, supporto psicologico e, nei casi più gravi, accesso a case rifugio a indirizzo segreto. Accanto alla protezione immediata, il progetto punta sull’autonomia economica e abitativa delle vittime. Nel 2025 sono state 14 le donne che hanno completato con successo un percorso di reinserimento lavorativo.

“I dati raccolti evidenziano una realtà complessa che non possiamo e non vogliamo ignorare”, afferma Emanuel Peruzzi, assessore ai Servizi sociali del Comune di Sant’Agata Feltria. “Spesso si tende a pensare che nelle nostre piccole comunità, dove il tessuto sociale sembra più protetto, certi fenomeni siano distanti, ma i numeri ci dicono il contrario: la violenza domestica è una piaga silenziosa che abita anche i nostri borghi”.

“Non basta offrire un rifugio nell’emergenza; la vera sfida è fornire alle donne le chiavi per una libertà duratura – aggiunge Peruzzi –. Per questo puntiamo su percorsi personalizzati che partono dal sostegno psicologico e arrivano a soluzioni concrete per il lavoro e l’autonomia abitativa. Solo restituendo dignità e indipendenza economica possiamo permettere a queste donne, e ai loro figli, di guardare al futuro con ritrovata speranza”.






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