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Vittorio Trani, storico cappellano di Regina Coeli: "Il carcere dovrebbe essere realtà cui si accede eccezionalmente"

Definito scherzosamente "ergastolano di Dio", rivisiterebbe la struttura con buon senso: "Chi ha problemi e viene privato della libertà non sarà mai riabilitato"

di Francesca Biliotti
20 set 2019
Vittorio TraniConosciamo il cappellano di Regina Coeli
Conosciamo il cappellano di Regina Coeli

Costruito nel 1654, aperto nel 1892, il carcere di Regina Coeli è la storica casa circondariale di Roma, nel cuore della città, a Trastevere. Dai dati della polizia penitenziaria, i posti regolamentari sarebbero 616, ma i detenuti in totale sono almeno 1.026, con evidenti problemi di sovraffollamento; secondo l'associazione Antigone, rispetto al 2018 gli ingressi sono notevolmente aumentati, passando dai 3.000 ai 5.000 annui, col 60% della popolazione carceraria di origine straniera. Chi meglio di padre Trani può affrontare l'argomento, lui che da poco ha tagliato il traguardo dei 41 anni come cappellano di Regina Coeli, definito spesso scherzosamente “ergastolano di Dio”. Classe 1944, della provincia di Latina, parla della struttura come di una meravigliosa palestra umana: e le idee non gli mancano.


Nel servizio l'intervista a Vittorio Trani, cappellano di Regina Coeli