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11 Settembre: il ricordo delle vittime. Capo spionaggio Uk: "Prossimo attacco probabilmente in preparazione"

Trump al Pentagono per la cerimonia di commemorazione delle vittime. Da Londra, gli esperti mettono in guardia su possibili attacchi con modalità e obiettivi nuovi

di Mauro Torresi
11 set 2026

Molti di noi ricordano sicuramente dove si trovavano quando i notiziari diedero la notizia di un aereo finito contro una delle Torri Gemelle: simboli della città di New York, dell'intera America e dell’Occidente. Sono passati 25 anni da quel momento che cambiò la storia.

Poco dopo tutto fu chiaro: si trattava di un attacco terroristico. Alle 8,46 il primo aereo American Airlines finì contro la Torre nord del World Trade Center. Poi il secondo schianto, conto la Torre sud. Terrore a Manhattan. Gli Usa erano stati colpiti al cuore. Non era finita: un terzo aereo si schiantò sul Pentagono e un quarto in Pennsylvania, dopo l'eroica rivolta dei passeggeri contro i dirottatori. Il bilancio: 2.977 morti. Dietro c'era l'organizzazione terroristica islamista Al-Quaida, capitanata da Osama Bin Laden. Da quell'istante, il mondo cambiò.

Oggi gli Stati Uniti commemorano quei morti che avevano origini non solo americane. Tra le vittime il sammarinese Steven Giorgetti, a Manhattan quella mattina per motivi di lavoro. Il suo nome è impresso sulla superficie del memoriale dell'11 Settembre. New York non dimentica: nelle scorse ore lo spettacolare ricordo con 2.977 droni, uno per ogni vittima, a ricreare in luce le Torri.

A New York, in giornata, il ricordo di chi non c'è più e di chi ha sacrificato la vita per salvare gli altri. Alla cerimonia il vicepresidente americano JD Vance, insieme agli ex presidenti George W. Bush, in carica all'epoca, Biden, Obama e Clinton. L'attuale presidente Donald Trump ha, invece, partecipato all'evento al Pentagono, con la moglie Melania. “Non dimenticheremo mai, mai i loro nomi - ha detto Trump –. Per questo combattiamo per vincere”.

Intanto, da Londra, il capo dello spionaggio britannico, Ken McCallum afferma che il prossimo “11 Settembre” potrebbe già essere in preparazione. Ma non bisogna guardare a metodi, nemici e obiettivi del passato. Il pericolo maggiore, secondo McCallum, potrebbe essere rappresentato da gruppi terroristici sostenuti da Stati ostili, paventando il rischio di sabotaggi o cyberattacchi devastanti contro infrastrutture strategiche come gli impianti energetici.





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