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Addio alle bustine monodose: dal 2026 scatta la rivoluzione sostenibile per bar e hotel

Il Regolamento UE sugli imballaggi (PPWR) impone lo stop a zucchero, salse e cosmetici in porzioni singole per il consumo sul posto. Obiettivo: meno rifiuti e più riuso.

20 gen 2026
Foto: pixabay
Foto: pixabay

Dal 12 agosto 2026, la pausa caffè e i pasti al ristorante cambieranno volto in tutta Europa. Con l’entrata in vigore del Regolamento (UE) 2025/40 Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), Bruxelles sancisce la fine delle confezioni monodose in plastica nel settore Horeca (hotel, ristoranti e catering) quando il consumo avviene all’interno dei locali.

Le nuove norme colpiscono presenze abituali su tavoli e banconi: saranno vietate le bustine individuali di zucchero, le salse monodose – come ketchup e maionese – e condimentiè. Stessa sorte per il comparto alberghiero, che dovrà dire addio ai mini flaconi monouso di shampoo e bagnoschiuma. Al loro posto, gli operatori saranno chiamati ad adottare dispenser ricaricabili o contenitori collettivi, abbandonando definitivamente la logica dell’usa e getta.

La stretta normativa nasce da un’urgenza ambientale ben definita: nel solo 2022, ogni cittadino europeo ha prodotto in media 186,5 chilogrammi di rifiuti di imballaggio. L’obiettivo del Regolamento è contrastare il fenomeno dell’overpackaging e promuovere l’economia circolare, imponendo che entro il 2030 tutti gli imballaggi siano riciclabili o riutilizzabili in modo economicamente sostenibile.

La rivoluzione, però, non si ferma al servizio al tavolo e coinvolge anche il mondo dell’asporto. Per il take-away, le nuove regole prevedono che entro il 2027 i locali consentano ai clienti di utilizzare contenitori propri, portati da casa, senza costi aggiuntivi. Entro il 2028, inoltre, dovranno essere disponibili opzioni di imballaggio riutilizzabile.

Una trasformazione che rappresenta una sfida logistica non indifferente per gli esercenti: sebbene sia previsto un periodo transitorio per smaltire le scorte preesistenti, molti operatori temono un aumento dei costi operativi legati alla gestione, al lavaggio e all’igienizzazione dei nuovi contenitori riutilizzabili.

Lo sguardo del legislatore è rivolto anche al lungo termine: entro il 2030 i divieti si estenderanno ad altre categorie merceologiche e il 40% della plastica utilizzata dovrà servire scopi di riciclo. Infine, nel 2032, la Commissione effettuerà una valutazione globale per verificare se queste misure abbiano effettivamente tutelato l'ambiente e la salute umana. La sostenibilità, dunque, non sarà più una scelta facoltativa, ma lo standard operativo unico per il mercato europeo.





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