PROTESTE

Bruxelles: gli agricoltori pronti a bloccare le frontiere

Gli agricoltori polacchi annunciano uno sciopero generale, con chiusura delle strade e valichi di frontiera, con l'Ucraina a partire dal 9 febbraio.

Non si arrestano i disagi in Belgio causati dalle proteste degli agricoltori. Ieri guerriglia urbana a Bruxelles: bloccati i centri di distribuzione dei supermercati e assalite le Istituzioni dell'Unione Europea. Necessario, per contenere le rivolte, l'intervento della polizia in tenuta antisommossa. Il primo ministro belga Alexander De Croo chiede vengano rimossi i blocchi stradali auspicando il dialogo: “Il segnale è stato dato – afferma - c'è l'impegno a continuare a lavorare insieme nelle prossime settimane”.

In Germania arrivano le prime “vittorie” per gli agricoltori: il bundestag tedesco approva, insieme al bilancio 2024, l'eliminazione graduale delle esenzioni fiscali per l'acquisto di gasolio da parte degli agricoltori. Il leader del movimento italiano, Danilo Calvani, annuncia che la protesta presto arriverà anche a Roma: “Nei prossimi giorni ammasseremo i trattori fuori dalla città; ci aspettiamo migliaia di adesioni da tutta Italia".

Disagi che si stanno intensificando nelle principali arterie stradali di tutta Europa: ostruzioni al valico tra Belgio e Paesi Bassi, mentre gli agricoltori polacchi annunciano uno sciopero generale, con chiusura delle strade e valichi di frontiera, con l'Ucraina a partire dal 9 febbraio. Kiev intanto riceve l'appoggio della Corte internazionale di Giustizia dell'Aja che dichiara di avere la giurisdizione per giudicare la maggior parte della causa intentata dall'Ucraina per l'invasione russa, che procede. A Kherson due membri del personale dell'Aiuto interconfessionale svizzero sono stati uccisi ieri in un attacco.

A Mosca il vicepresidente della Commissione elettorale dichiara che le autorità elettorali russe avrebbero riscontrato “errori sorprendenti” nell'elenco di firme presentate a sostegno della candidatura alle presidenziali di Boris Nadezhdin, unico politico contrario alla guerra in Ucraina.

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